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	<title>social media &#8211; Osservatorio Digitale PMI</title>
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		<title>Social media marketing. Che benefici ha per le imprese?</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/social-media-marketing-che-benefici-ha-per-le-imprese/</link>
				<pubDate>Tue, 15 Mar 2016 10:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Si è già accennato a diversi dei vantaggi che il social media marketing può portare alle PMI ‒ così come alle aziende in generale. Cerchiamo di mettere in luce anche gli altri. Innanzitutto il social media marketing permette di ottenere visibilità a costi notevolmente contenuti rispetto a quelli dei tradizionali mezzi pubblicitari e aumentare la brand awareness, ovvero la [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Si è già accennato a diversi dei vantaggi che il <strong>social media marketing</strong> può portare alle PMI ‒ così come alle aziende in generale. Cerchiamo di mettere in luce anche gli altri.</p>
<p>Innanzitutto il <strong>social media marketing </strong>permette di ottenere <strong>visibilità</strong> a costi notevolmente contenuti rispetto a quelli dei tradizionali mezzi pubblicitari e aumentare la <strong>brand awareness,</strong> ovvero la notorietà del marchio. Essere più visibili significa inoltre incrementare l&#8217;opportunità di acquisire <strong>nuovi clienti</strong> e di affacciarsi al mercato internazionale, espandendo il proprio business.<br />
In tal modo sarà permesso</p>
<blockquote><p>anche a piccole e medie realtà di inserirsi in un modello competitivo globale difficilmente raggiungibile fino a qualche anno fa.</p></blockquote>
<p>I profili <strong>social </strong>accrescono il traffico verso il proprio sito web ‒ per esempio tramite i <strong>link</strong> che indirizzano a esso ‒ e ne migliorano il posizionamento nei motori di ricerca ‒ grazie ad azioni quali i <strong>like</strong> e gli sharing ‒, rendendolo più facile da trovare. Gli utenti, infine, hanno maggiore probabilità di visualizzare un contenuto se presente all&#8217;interno dei canali digitali che frequentano abitualmente, in quanto non sono costretti a visitare un altro sito specifico per individuarlo.</p>
<p>Oltre a permettere di ottenere un pubblico più vasto,il <strong>social media marketing</strong> agevola la creazione di relazioni dirette e personali con gli utenti, obiettivo difficilmente raggiungibile tramite la pubblicità tradizionale. Un dialogo aperto con i clienti è utile per aumentarne la <strong>fidelizzazione</strong> e per individuare quei contenuti che ritengono rilevanti; i feedback ricevuti, inoltre, sono fondamentali per fornire prodotti e servizi, o semplicemente soluzioni, che rispondano alle reali necessità del consumatore. Queste piattaforme sono pertanto ideali per</p>
<blockquote><p>garantire servizi come il <strong>customer care</strong>, che fino a ieri avevano bisogno di significativi investimenti in risorse e strutture.</p></blockquote>
<p>Tutte le opinioni e i commenti espressi in Rete dalle persone, in aggiunta, influenzano notevolmente le decisioni d&#8217;acquisto di coloro che le leggono, portandoli a scegliere tra le offerte di diversi <strong>competitor</strong> quella con le valutazioni più positive. Questo può essere un grande vantaggio per chi gode di una buona <strong>reputazione</strong> nel mondo del Web, ed esaminarla è piuttosto semplice rispetto all&#8217;elaborazione di una delle classiche ricerche di mercato: è sufficiente <strong>monitorare</strong> le conversazioni relative al brand che avvengono on line, oppure è possibile effettuare dei <strong>sondaggi</strong>, chiedendo direttamente agli utenti un parere su un determinato argomento.<br />
Anche le PMI sono nella condizione di valutare oggettivamente la propria <strong>reputation</strong>, senza dover affrontare costi eccessivi e spesso inaccessibili.</p>
<p>I social offrono sempre ai gestori di pagine aziendali servizi di <strong>Web Analytics</strong>. Questo è un notevole vantaggio per le imprese, che consente di monitorare costantemente e in tempo reale i risultati della propria strategia di <strong>social media marketing,</strong> di variarla ‒ o adottarne una alternativa ‒ senza particolari ostacoli qualora non stia conducendo agli obiettivi prefissati. I numerosi dati relativi agli utenti, inoltre, permettono di conoscere il proprio pubblico e, quindi, di profilare il target e di rendere i contenuti il quanto più possibile rispondenti alle sue caratteristiche, preferenze e necessità. Un&#8217;ottima idea è anche quella di elaborare offerte dedicate e riservate ai propri follower.</p>
<p><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/03/Social-Media-Marketing-Strategy.png"><img class=" size-portfolio wp-image-1445 aligncenter" src="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/03/Social-Media-Marketing-Strategy-495x400.png" alt="social media strategia" width="495" height="400" srcset="https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/03/Social-Media-Marketing-Strategy-495x400.png 495w, https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/03/Social-Media-Marketing-Strategy-845x684.png 845w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a></p>
<p><strong><span id="more-1442"></span></strong>L&#8217;ultimo considerevole beneficio apportato dal <strong>social media marketing</strong> è la possibilità di migliorare la propria conoscenza del mercato e di ottenere informazioni rilevanti riguardanti i <strong>competitor</strong>, valutando per esempio se gli utenti ne parlino positivamente o negativamente, oppure esaminando le loro <strong>strategie</strong> e iniziative on line: un buon modo per restare al passo con la concorrenza.</p>
<p>A questo punto appare ovvio che il <strong>social media marketing</strong> rappresenta una grande opportunità di crescita e sviluppo per le Piccole e Medie Imprese italiane e anche una valida strategia per garantirne la competitività. Va tuttavia ancora una volta sottolineato come tale passo debba essere compiuto con reale volontà di cambiamento e sufficienti conoscenze relative al mondo digital: in caso contrario sarà soltanto controproducente. Se necessario, è perciò opportuno e consigliabile prendere parte a dei corsi di formazione specifici o affidarsi a consulenti esterni.</p>
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		<title>Come catturare clienti e lead?</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/come-catturare-clienti-e-lead/</link>
				<pubDate>Thu, 03 Mar 2016 14:41:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Per riuscire ad acquisire nuovi clienti e lead, un&#8217;impresa non può più permettersi di concentrarsi esclusivamente sull&#8217;immagine autoprodotta, poiché una molteplicità di voci esterne ed estranee contribuiscono a influenzare la visione che di essa hanno le persone. È quindi chiaro che per le aziende sia fondamentale anche superare la visione dei consumatori come terra di [&#8230;]</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Per riuscire ad acquisire nuovi clienti e lead, un&#8217;impresa non può più permettersi di concentrarsi esclusivamente sull&#8217;immagine autoprodotta, poiché una molteplicità di voci esterne ed estranee contribuiscono a influenzare la visione che di essa hanno le persone. È quindi chiaro che per le aziende sia fondamentale anche superare</p>
<blockquote><p>la visione dei consumatori come terra di conquista dei propri prodotti e destinatari passivi dei propri messaggi, per riconoscerli come reali interlocutori dialettici del proprio operato.</p></blockquote>
<p>Cogliere la reale portata della rivoluzione in atto e affrontarla correttamente è possibile, nella maggior parte dei casi, avvicinandosi al mondo dei <strong>social media</strong> con atteggiamento di apertura e predisposizione al cambiamento, utilizzandoli in primo luogo per ascoltare le conversazioni tra gli <strong>utenti</strong>, <strong><strong>clienti</strong> e <strong>lead, </strong></strong>per comprenderne le modalità e farle proprie, così da potersi poi inserire nel dialogo senza forzature. Le aziende infatti, abituate a un tipo di comunicazione autoreferenziale e promozionale, devono adottare un atteggiamento completamente differente in questi contesti, in quanto l&#8217;obiettivo è quello di relazionarsi con i <strong>clienti</strong>, attuali e <strong>potenziali</strong>. Ciò che questi si aspettano, in Rete, è che anche la Piccola o Media Impresa si adegui alle consuetudini e all&#8217;etichetta, distintive di ogni <strong>social network</strong> e che sia pertanto</p>
<blockquote><p>autentica nel [&#8230;] modo di […] comunicare con i propri interlocutori; trasparente nei confronti della gestione delle proprie attività; aperta, collaborativa e disponibile ad ascoltare le critiche che, da più parti, possono esserle mosse; pronta a intervenire sulle proprie disfunzionalità.</p>
<p><span id="more-1428"></span></p></blockquote>
<p>Inoltre, come già sottolineato, è fondamentale che i contenuti divulgati nel <strong>Web</strong> da un&#8217;azienda, oltre che compatibili con il brand, siano utili, interessanti, o perlomeno divertenti per gli <strong>utenti</strong>: l&#8217;ascolto è perciò essenziale anche per capirne le preferenze.</p>
<p>Una volta comprese le dinamiche del Web 2.0 è assolutamente necessario, prima di dare il via alla propria attività di social media <strong>marketing</strong>, elaborare un piano strategico. La scelta delle piattaforme sulle quali essere presenti va compiuta in base alle proprie risorse, al target di riferimento e, soprattutto, agli obiettivi che si intendono raggiungere ‒ per esempio la fidelizzazione dei <strong>clienti</strong> o l&#8217;aumento delle <strong>vendite</strong>. Ogni <strong>social</strong>, infatti, ha una propria identità e pertanto l&#8217;approccio assunto dall&#8217;impresa dovrà cambiare a seconda del canale prescelto, per conformarsi alle caratteristiche di questo ‒ e dei suoi <strong>utenti</strong> ‒ rilevate nella fase di ascolto.</p>
<p>Se l&#8217;azienda desidera ottenere dei risultati concreti ed essere percepita come presenza gradita all&#8217;interno dei social, è essenziale che creda davvero nella possibilità di interazione e scambio tra pari con <strong>clienti</strong> e <strong>lead</strong>, che smaschererebbero velocemente un cambiamento superficiale e di facciata, non reale e profondo. Attivare un dialogo con i consumatori e prendere in considerazione i loro consigli e feedback, oltre a portare a un rafforzamento della relazione con essi, e quindi della loro fidelizzazione, può condurre a un ulteriore beneficio: l&#8217;ottimizzazione di prodotti e servizi secondo le esigenze degli utenti, che spesso espongono idee creative e diffondono i propri saperi ed esperienze. In tal modo è possibile inoltre conquistare visibilità senza acquistare spazi pubblicitari, ma semplicemente sfruttando l&#8217;opportunità di un collegamento diretto con il target.</p>
<p>In sostanza, in un contesto di evoluzione delle relazioni con <strong>clienti</strong> e <strong>lead </strong>e delle comunicazioni e, in aggiunta, di crisi da cui si fatica a uscire,</p>
<blockquote><p>intraprendere […] un corretto percorso di avvicinamento al mondo digital [e social] può assumere un valore strategico per la crescita, o anche solo per la sopravvivenza nel medio-lungo periodo, delle Piccole e Medie Imprese italiane,</p></blockquote>
<p>i cui piani di marketing “classici”, retaggio di un passato che si sta velocemente allontanando, risultano sempre più obsoleti se non integrati con le nuove possibilità offerte dalla cultura digitale per comunicare con <strong>clienti</strong> e <strong>lead</strong>.</p>
<p>La Redazione dell&#8217;Osservatorio Digitale PMI<br />
(Articolo tratto dalla pubblicazione dell&#8217;ODPMI <a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/pubblicazioni/il-social-media-marketing-per-le-pmi/" target="_blank"><em>Guida all&#8217;uso dei social media nella Piccola e Media impresa</em></a>)</p>
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		<title>Pinterest</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/pinterest/</link>
				<pubDate>Tue, 23 Feb 2016 10:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Pinterest, anche detto il social network delle immagini, viene fondato nel 2010 da Ben Silbermann, Evan Sharp e Paul Sciarra. Ad oggi conta più di 70 milioni di utenti attivi. La sua diffusione, però, non ha ancora preso completamente piede in Europa e in Italia, dove comunque pare stia lentamente riuscendo ad affermarsi. Per creare ‒ [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<h3>Pinterest, anche detto il social network delle immagini, viene fondato nel 2010 da Ben Silbermann, Evan Sharp e Paul Sciarra. Ad oggi conta più di 70 milioni di utenti attivi. La sua diffusione, però, non ha ancora preso completamente piede in Europa e in Italia, dove comunque pare stia lentamente riuscendo ad affermarsi.</h3>
<p>Per creare ‒ gratuitamente ‒ un account <strong>Pinterest</strong> è necessario fornire un indirizzo e-mail valido, una password, nome, cognome, età e sesso e selezionare poi almeno cinque interessi da seguire, per esempio architettura, moda, o tecnologia. Il profilo, in seguito, può venire completato aggiungendo un&#8217;immagine, delle informazioni su di sé, l&#8217;indirizzo del sito web, nel caso in cui se ne abbia uno, e il luogo ‒ essenziale per le imprese che vogliano specificare la propria sede. È inoltre possibile trovare automaticamente gli amici di Facebook o Twitter che fanno uso del <strong>social network</strong> e, sfruttando la barra di ricerca, altre persone, brand e aziende, e decidere quindi di chi diventare follower.</p>
<p>La caratteristica principale di <strong>Pinterest</strong> consiste nell&#8217;opportunità di appuntare (<strong>to pin</strong>) virtualmente, cioè raccogliere in un unico luogo, tutte le immagini del Web che, per scopi disparati, si vogliono conservare. Ogni utente può creare una o più <strong>Bacheche</strong> relative a un tema specifico, per esempio <em>Ricette per dolci</em> o <em>Luoghi da visitare</em>, e organizzare al loro interno figure e fotografie a cui eventualmente accompagnare una descrizione, in modo da ricordarsi per quale motivo le ha salvate. Quando si trova sul social un&#8217;immagine che si desidera aggiungere a una delle proprie bacheche, è sufficiente cliccare su “Pin it” e selezionare dove appuntarla. Per raccogliere contenuti provenienti dal Web, invece, è necessario installare il pulsante Pinterest per il browser.</p>
<p><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/pinterest_002.jpg"><img class="aligncenter wp-image-1413 " src="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/pinterest_002-772x1030.jpg" alt="pinterest keep calm" width="392" height="523" srcset="https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/pinterest_002-772x1030.jpg 772w, https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/pinterest_002-225x300.jpg 225w, https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/pinterest_002-529x705.jpg 529w, https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/pinterest_002-450x600.jpg 450w, https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/pinterest_002.jpg 1100w" sizes="(max-width: 392px) 100vw, 392px" /></a></p>
<p><strong><span id="more-1411"></span></strong>Chi crea una <strong>bacheca</strong> ne sceglie nome, descrizione e categoria e decide inoltre se renderla segreta, ovvero visibile soltanto alle persone invitate, o condivisa, selezionando in tal caso i collaboratori che potranno aggiungervi <strong>Pin</strong>. Quando si diventa follower di un account, lo si diventa anche delle sue <strong>bacheche</strong>, ma, se non tutte rientrano nelle proprie preferenze, è possibile scegliere singolarmente quali seguire. Non va inoltre dimenticato che Pinterest è un social network e che l&#8217;interazione è pertanto fondamentale: invece che limitarsi al following di altri utenti, è importante fare il <strong>repin</strong>, commentare e mettere dei Like ai loro pin. In aggiunta, si possono inviare dei messaggi privati.</p>
<p><strong>Pinterest for Business</strong> è dedicato a brand e imprese, che hanno la possibilità di creare degli account aziendali. Ben noto è il potere persuasivo delle immagini, che questo social permette senz&#8217;altro di sfruttare. Se si creano delle bacheche stimolanti, ricche di figure e fotografie di alta qualità collegate al proprio sito, sarà più facile generare traffico verso quest&#8217;ultimo, soprattutto da parte di persone che potrebbero essere interessate ai prodotti o servizi proposti e che, una volta informatesi sull&#8217;attività, potrebbero anche diventarne clienti.  Ciò avviene con probabilità ancora maggiore nel caso dei <strong>Pin sponsorizzati</strong> ‒ a pagamento ‒ che vengono mostrati sulle home page degli utenti le cui preferenze fanno pensare che ne saranno attratti. Negli Stati Uniti, inoltre, sono stati introdotti i <em>Pin</em> <em>acquistabili</em>, che permettono di comprare direttamente sulla piattaforma i prodotti visualizzati.</p>
<p>Gli account aziendali hanno accesso, anche nel caso di <strong>Pinterest</strong>, a una dashboard relativa ai dati analitici, contenente statistiche su Profilo, Pubblico e Sito web. Si possono quindi ottenere informazioni sull&#8217;andamento dei propri pin e delle bacheche, sui dati demografici e gli interessi dei seguaci e sul successo dei contenuti collegati al proprio sito.</p>
<p>Ora che l&#8217;immagine dei social network e delle loro principali caratteristiche è più nitida e ne è chiara la rilevanza all&#8217;interno delle strategie di marketing di un&#8217;azienda, è difficile dare torto a Di Fraia, che nel suo libro scrive:</p>
<blockquote><p>Un&#8217;azienda che non è presente in Rete o nei social media è un&#8217;azienda che comunica la propria assenza. È un&#8217;azienda che, probabilmente ingessata da una cultura interna poco recettiva al cambiamento, non ha colto la reale potenzialità di crescita, non solo economica, ma anche etica e culturale, che le autocomunicazioni di massa possono offrirle».</p></blockquote>
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		<title>Decidere il target delle campagne sui social</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/target-campagne/</link>
				<pubDate>Thu, 18 Feb 2016 10:20:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Il target delle campagne sui social media è uno degli elementi più importanti, dev&#8217;essere deciso a priori perché proprio in base a quello si andrà a settare tutta la campagna, si sceglierà il tone of voice da utilizzare e i canali su cui concentrarsi. Il target dipende principalmente da: settore in cui si trova la [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>target</strong> delle campagne sui social media è uno degli elementi più importanti, dev&#8217;essere deciso a priori perché proprio in base a quello si andrà a settare tutta la campagna, si sceglierà il <strong>tone of voice</strong> da utilizzare e i canali su cui concentrarsi. Il target dipende principalmente da:</p>
<ul>
<li>settore in cui si trova la vostra attività</li>
<li>chi compra abitualmente i vostri prodotti</li>
<li>chi volete che compri i vostri prodotti (nel caso in cui steste cercando di allargare il vostro mercato)</li>
</ul>
<p>La <strong>profilazione del pubblico</strong>, se fatta in modo corretto, ci permette di investire al meglio il budget, senza sprecare tempo e risorse su un <strong>target</strong> che sia lontano dai nostri obiettivi. Quello che bisogna fare è chiedersi: chi compra abitualmente i miei prodotti? Oppure, nel caso in cui voleste ingrandire il vostro mercato andando a individuare una <strong>domanda latente</strong> non ancora espressa, chi vorreste che li comprasse?</p>
<p><span id="more-1405"></span></p>
<p>Di estrema importanza è mettersi nei panni dell&#8217;utente che vedrà il vostro messaggio, la vostra campagna, per riuscire a trovare un messaggio, un linguaggio e delle immagini che possano interessarlo. Molto utile è l&#8217;inserimento di una <strong>call to action</strong> nella campagna, che potrebbe essere una domanda o un invito a compiere qualcosa, a cliccare su un link o su una pagina, insomma qualcosa che porti l&#8217;utente esattamente dove volete voi.</p>
<p><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/targetmarket.jpg"><img class=" size-full wp-image-1407 aligncenter" src="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/targetmarket.jpg" alt="target cerchio omini" width="400" height="300" srcset="https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/targetmarket.jpg 400w, https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/targetmarket-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a>Per profilare al meglio il vostro <strong>target</strong>, dovete cercare di individuare i seguenti elementi:</p>
<ul>
<li>Luogo di provenienza</li>
<li>Età</li>
<li>Sesso</li>
<li>Lingua</li>
<li>Orientamento sessuale</li>
<li>Situazione sentimentale</li>
<li>Politica</li>
<li>Interessi (viaggi, fotografia, tv, lettura&#8230;)</li>
</ul>
<p>In base a questi punti sarete in grado di compilare una (o più di una) scheda del vostro &#8220;utente modello&#8221;, che vi aiuterà a capire come muovere i prossimi passi. Una volta compiuta questa analisi, sarete in grado di stabilire su quale canale muovervi, quale <strong>social</strong> preferire e che tipo di <strong>campagna ads</strong> impostare, per colpire il vostro <strong>target</strong>.</p>
<p>Pronti?</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Google +</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/google/</link>
				<pubDate>Tue, 16 Feb 2016 10:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>La piattaforma di social networking di Google è stata lanciata nel 2011. Diverse fonti parlano di 2,2 miliardi di profili registrati, numero dovuto in gran parte al fatto che l&#8217;iscrizione a Google + sia indispensabile per la creazione di un account all&#8217;interno di altri servizi legati al colosso di Mountain View, tra cui YouTube. In [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://osservatoriodigitalepmi.it/google/">Google +</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://osservatoriodigitalepmi.it">Osservatorio Digitale PMI</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>La piattaforma di social networking di <strong>Google</strong> è stata lanciata nel 2011. Diverse fonti parlano di 2,2 miliardi di profili registrati, numero dovuto in gran parte al fatto che l&#8217;iscrizione a <strong>Google +</strong> sia indispensabile per la creazione di un account all&#8217;interno di altri servizi legati al colosso di Mountain View, tra cui <strong>YouTube</strong>. In realtà la percentuale di utenti attivi sarebbe irrisoria: <strong>Google</strong> non fornisce da tempo dati ufficiali al riguardo, ma secondo un&#8217;indagine condotta dal blogger Edward Morbius (www.ello.co/dredmorbius/) nel gennaio 2015, nei primi 18 giorni del mese solo lo 0,3% circa degli iscritti ha realizzato un post pubblico e gli account attivi oscillerebbero pertanto tra i 4 e i 6 milioni.<br />
Per dar vita al proprio profilo <strong>Google +</strong> è necessario attivare ‒ gratuitamente ‒ un account Google. Il profilo stesso può poi venire completato con una fotografia e un&#8217;immagine di copertina, oltre a una serie di informazioni di base e relative ai propri lavoro, istruzione e storia personale. Si passa quindi all&#8217;aggiunta di altri utenti all&#8217;interno delle cosiddette <em>Cerchie</em>: il social ne suggerisce tre (amici, famiglia e conoscenti), ma è possibile crearne di ulteriori. In tal modo si raggruppano le persone in base al tipo di relazione che con esse si intrattiene, così da poter condividere i post in maniera mirata. Quando si pubblica un aggiornamento di stato, infatti, si scelgono anche i singoli soggetti o le cerchie a cui si desidera renderlo visibile e che saranno pertanto nella condizione di condividerlo, commentarlo o suggerirne il contenuto ad altri cliccando su <strong>+1</strong>. I post possono contenere, oltre al classico testo e agli ormai onnipresenti hashtag, foto, video, link, sondaggi o inviti a eventi, e possono inoltre venire raggruppati in raccolte a seconda dell&#8217;argomento in essi trattato.</p>
<p><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/google-plus_001.jpg"><img class=" size-portfolio wp-image-1402 aligncenter" src="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/google-plus_001-495x235.jpg" alt="google plus mani computer" width="495" height="235" /></a></p>
<p>Una delle funzioni più interessanti di <strong>Google+</strong> è costituita da <strong>hangout</strong>, che consente di inviare messaggi testuali, fotografie ed emoji e di effettuare videochiamate a cui possono partecipare fino a dieci amici. Nel caso in cui si scelga di realizzare un hangout in diretta, questo verrà trasmesso sul proprio sito web, oltre che sul canale personale di YouTube e sulla propria home page di <strong>Google +</strong>.</p>
<p><span id="more-1399"></span></p>
<p>Il social network permette inoltre di creare <strong>eventi</strong> pubblici o privati, ai quali invitare coloro che fanno parte delle cerchie costituite, e di dare vita o associarsi a delle c<strong>ommunity</strong>, all&#8217;interno di cui scoprire e condividere con altri utenti informazioni, consigli e idee riguardanti argomenti di proprio interesse. Se invece si vogliono individuare i post di tendenza, per restare aggiornati sui temi più in voga, è sufficiente consultare la pagina dedicata ai temi caldi.</p>
<p>Ogni azienda, organizzazione, o brand ha la possibilità di creare e gestire, attraverso la dashboard <strong>Google My Business</strong>, una <em>Pagina</em> per descriversi, raggiungere fan e clienti e farsi trovare più facilmente nella ricerca su Google, <strong>Google +</strong> e, nel caso di sedi con un preciso indirizzo, <strong>Google Maps</strong>. Le pagine locali, infatti, includono una mappa che mostra la sede dell&#8217;attività, oltre a numero di telefono, orari, link al sito web e categoria della stessa ‒ per esempio negozio, hotel ecc.</p>
<p>I proprietari delle pagine possono compiere le stesse attività di quelli dei profili, a partire dalla creazione di cerchie fino ad arrivare alla condivisione di contenuti. I <strong>follower</strong> invece non sono solo nella condizione di commentare, condividere o suggerire con un +1 i post pubblicati dall&#8217;impresa, ma anche di esprimere delle valutazioni su di essa attraverso voti e recensioni. In tal modo sarà più semplice restare aggiornati sulle opinioni dei clienti.</p>
<p><strong>Google+</strong> mette a disposizione dei gestori delle pagine dati molto dettagliati, che ne mostrano l&#8217;andamento in determinati intervalli di tempo ‒ gli ultimi sette, trenta o novanta giorni. La sezione delle statistiche è composta da tre parti:</p>
<ol>
<li>visibilità;</li>
<li>coinvolgimento;</li>
<li>pubblico.</li>
</ol>
<p>Nella prima si trovano informazioni relative alle visualizzazioni e, nel caso di attività locali, ai clic, nella seconda si hanno i numeri riguardanti le azioni intraprese dai visitatori nei confronti dei contenuti e nella terza si possono scoprire alcuni dati sui follower, tra cui anche sesso ed età. Questo strumento è fondamentale per comprendere il coinvolgimento dei fan.</p>
<p>Pronti a entrare nel fantastico mondo di <strong>Google +</strong>? Vi aspettiamo.</p>
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										</item>
		<item>
		<title>Linkedin</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/linkedin/</link>
				<pubDate>Thu, 11 Feb 2016 10:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>La celebre piattaforma dedicata ai professionisti e al mondo del lavoro è stata ideata nel 2002 nel salotto di uno dei suoi co-fondatori, Reid Hoffman, ma è stata lanciata ufficialmente nel maggio del 2003. Gli iscritti sono oggi più di 300 milioni e provengono da oltre 200 Paesi diversi. Gli utenti italiani, nello specifico, superano [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>La celebre piattaforma dedicata ai professionisti e al mondo del lavoro è stata ideata nel 2002 nel salotto di uno dei suoi co-fondatori, Reid Hoffman, ma è stata lanciata ufficialmente nel maggio del 2003. Gli iscritti sono oggi più di 300 milioni e provengono da oltre 200 Paesi diversi. Gli utenti italiani, nello specifico, superano i 7 milioni.</p>
<p>Per registrarsi ‒ gratuitamente ‒ a <strong>LinkedIn</strong> è sufficiente inserire nome, cognome e indirizzo e-mail e scegliere una password. Tuttavia è di fondamentale importanza, considerata la finalità principe di questo social, ovvero quella di allacciare rapporti lavorativi, completare poi il <strong>profilo</strong> personale in maniera esaustiva, specificando il proprio percorso formativo, il settore e l&#8217;area geografica in cui si opera ed elencando le proprie esperienze lavorative e competenze professionali.</p>
<p><span id="more-1395"></span></p>
<p>Il passo successivo all&#8217;iscrizione consiste nell&#8217;iniziare a creare dei <strong>collegamenti</strong>, cercando le persone che si conoscono, che dovranno confermare di volere a propria volta formare tale connessione. <strong>Linkedin</strong> suggerisce inoltre alcuni profili con cui si potrebbe voler entrare in contatto, in base per esempio al luogo di lavoro attuale o passato, o alla scuola frequentata. In aggiunta, è possibile inviare richieste ai propri contatti di posta elettronica che fanno uso del social. Ma a cosa servono tali collegamenti? Innanzitutto un utente che sia interessato a lavorare o <strong>collaborare</strong> con un valido professionista che non conosce direttamente può chiedere a qualcuno che fa parte delle connessioni di entrambi di fare da tramite, in modo da permettere al primo di avvicinarsi al secondo. Inoltre <strong>LinkedIn</strong> è uno strumento funzionale per stringere rapporti con altri esperti del settore in cui si opera, o di campi affini, e allargare così il proprio bacino di business. Da non sottovalutare è poi la possibilità di scrivere delle <strong>segnalazioni</strong> per le persone di cui si ha avuto modo di valutare le competenze, cioè delle brevi referenze che ne evidenzino le capacità e la professionalità. Quante più sono le “raccomandazioni”, tanto più facile sarà fare un&#8217;impressione positiva nel caso in cui si utilizzi la piattaforma per trovare una nuova occupazione, per esempio <strong>candidandosi</strong> per le posizioni aperte presenti nella sezione <strong>lavoro</strong>.</p>
<p>Un modo efficace per allargare la cerchia di collegamenti consiste nell&#8217;entrare a far parte di <strong>Gruppi</strong> e partecipare attivamente alle discussioni al loro interno, così da poter anche apprendere informazioni utili per il proprio lavoro e la propria carriera. In tali spazi ‒ legati a marchi, società, professioni, cause ecc. ‒ chiunque sia interessato all&#8217;argomento può condividere contenuti o chiedere consigli, attivando dibattiti e scambi di idee con gli altri membri.</p>
<p><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/new-linkedin.jpg.jpg"><img class=" size-portfolio wp-image-1397 aligncenter" src="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/new-linkedin.jpg-495x400.jpg" alt="linkedin biglietto da visita" width="495" height="400" srcset="https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/new-linkedin.jpg-495x400.jpg 495w, https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/new-linkedin.jpg-845x684.jpg 845w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a></p>
<p>Le imprese hanno la possibilità di creare una <strong>Pagina aziendale</strong>, per presentarsi all&#8217;interno di questa vetrina attraverso la descrizione delle proprie attività e dei propri prodotti o servizi. Le pagine possono inoltre contenere l&#8217;elenco dei dipendenti e gli annunci, a pagamento, delle opportunità di carriera offerte. Coloro che decidono di seguire il profilo di un&#8217;azienda, ne vedranno gli aggiornamenti sulla home page, accanto a quelli effettuati dai contatti con cui sono connessi.</p>
<p><strong>LinkedIn</strong> mette a disposizione degli utenti anche la versione <strong>premium</strong>, che consente di accedere a diverse funzioni. Ai reclutatori e alle aziende che decidano di pagare per tale servizio, per esempio, la piattaforma può suggerire dei “talenti” che, in base alle caratteristiche evidenziate nei loro profili, paiono adatti a ricoprire una determinata posizione lavorativa. Gli account premium, inoltre, hanno la possibilità di inviare messaggi a persone con le quali non sono collegati, non solo ai propri contatti.</p>
<p>Fondamentale per gli amministratori delle pagine aziendali è, infine, la <strong>scheda analisi</strong>, che fornisce le statistiche relative alle pagine stesse. Una serie di grafici mostrano, per esempio, le interazioni degli utenti con ognuno degli aggiornamenti pubblicati, ovvero il numero di volte in cui questi sono stati consigliati, commentati e condivisi. Sono presenti inoltre numerosi dati su visitatori e follower, come quelli demografici e quelli riguardanti il loro engagement − o coinvolgimento − ed è possibile anche confrontare la propria impresa con altre per quanto concerne la quantità di seguaci. Gli utenti <strong>Linkedin</strong> premium dispongono di informazioni ancora più dettagliate.</p>
<p>La Redazione dell&#8217;Osservatorio Digitale PMI<br />
(Articolo tratto dalla pubblicazione dell&#8217;ODPMI <a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/pubblicazioni/il-social-media-marketing-per-le-pmi/" target="_blank"><em>Guida all&#8217;uso dei social media nella Piccola e Media impresa</em></a>)</p>
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										</item>
		<item>
		<title>Campagne sui social media da cosa partire?</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/campagne-sui-social-media-da-cosa-partire/</link>
				<pubDate>Thu, 28 Jan 2016 10:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[digital marketing]]></category>
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		<category><![CDATA[social network]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Ideare e strutturare campagne sui social media può sembrare semplice ma è importante rispettare alcuni punti essenziali, altrimenti rischiamo di fare più danno che altro. Come prima cosa, è importante capire perché le campagne di advertising sui social media possono aiutarci a farci conoscere. La risposta è che i maggior social media, come Facebook, Instagram, Twitter e [&#8230;]</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Ideare e strutturare <strong>campagne sui social media</strong> può sembrare semplice ma è importante rispettare alcuni punti essenziali, altrimenti rischiamo di fare più danno che altro. Come prima cosa, è importante capire perché le <strong>campagne di advertising</strong> sui <strong>social media</strong> possono aiutarci a farci conoscere. La risposta è che i maggior social media, come Facebook, Instagram, Twitter e Linkedin, sono visitati quotidianamente da <strong>milioni di utenti</strong>.</p>
<p>Per farsi conoscere è importante <strong>essere visti</strong>, farsi conoscere. Far sì che le persone capitino sul vostro sito web, sul vostro e-commerce. Per portarcele non c&#8217;è modo migliore che organizzare una campagna sul <strong>social media</strong> che preferite. Addirittura, nel caso in cui proponiate una <strong>vendita</strong> di prodotti on-line, su alcuni social media troverete un sistema di vendita diretta che permette all&#8217;utente di effettuare l&#8217;acquisto senza doversi spostare su un altro browser. Tutto accade <strong>all&#8217;interno</strong> del social network, aumentando anche la sensazione di affidabilità del processo.</p>
<p>Bene, torniamo a noi. Quali sono i tre punti essenziali da rispettare quando progettate una <strong>campagna pubblicitaria</strong> sui social media?</p>
<p><span id="more-1354"></span></p>
<ol>
<li>Stabilire degli <strong>obiettivi</strong> raggiungibili<br />
Se gli obiettivi non sono chiari, tutta l&#8217;operazione rischia di assumere tinte sfumate e poco decise. Capite quali sono gli obiettivi (raggiungibili) che volete porvi, e in base a quelli procedete.</li>
<li>Stabilire un preciso <strong>target</strong> (o anche più di uno)<br />
Altrettanto importante è stabilire il target di riferimento. Com&#8217;è facile da immaginare, la comunicazione sarà ben diversa per un target di ragazzini da quella adatta a persone della terza età. Per ogni target ci saran una comunicazione e una precisa tecnica di marketing da studiare.</li>
<li>Definire una <strong>linea editoriale<br />
</strong>La linea editoriale indica il tono di voce che vorrete mantenere nella comunicazione e la scadenza con la quale dovrete pubblicare i contenuti sui social o sul vostro blog. È di vitale importanza rispettare le scadenze e dare un&#8217;immagine di affidabilità e stabilità all&#8217;utente. Per questo, meglio pensare a delle scadenze realistiche che permettano di produrre contenuto di qualità da mettere online entro le deadline prestabilite.</li>
<li>Gestire la <strong>community<br />
</strong>Se avrete agito bene, con il passare del tempo si sarà formata una (o più di una) community di utenti che orbitano intorno al vostro brand o prodotto. Non fateveli scappare. Coccolateli, ascoltateli, fate in modo di offrire loro contenuto di prima qualità.</li>
</ol>
<p><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/12/facebook-1084449_1280.jpg"><img class=" size-portfolio wp-image-1326 aligncenter" src="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/12/facebook-1084449_1280-495x400.jpg" alt="Facebook like" width="495" height="400" srcset="https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/12/facebook-1084449_1280-495x400.jpg 495w, https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/12/facebook-1084449_1280-845x684.jpg 845w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a></p>
<p>Come avete visto, progettare <strong>campagne sui social media </strong>non è complicato come sembra. Ed è solo l&#8217;inizio. Nelle prossime puntate vedremo più nello specifico come agire sui singoli social media, come creare un target che permetta di sfruttare al meglio il vostro budget, come fissare un budget realistico e tanto altro ancora.</p>
<p>Avete delle curiosità? Fatecelo sapere, saremo felici di rispondervi!</p>
<p>A presto.</p>
<p>Gloria Somaini<br />
<a href="http://ilovesocial.co/" target="_blank">ilovesocial.co<br />
</a><a href="https://www.linkedin.com/in/gloriasomaini" target="_blank">Linkedin</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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										</item>
		<item>
		<title>You Tube</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/tube/</link>
				<pubDate>Thu, 21 Jan 2016 10:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>You Tube, la più celebre piattaforma di video sharing, viene fondata nel 2005 da Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim. Nel 2006 è stata acquistata da Google Inc. YouTube.com è il terzo sito al mondo per numero di accessi, preceduto soltanto da Google e Facebook, e conta oltre un miliardo di iscritti; in Italia gli utenti [&#8230;]</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>You Tube, la più celebre piattaforma di <strong>video sharing</strong>, viene fondata nel 2005 da Chad <strong>Hurley</strong>, Steve <strong>Chen</strong> e Jawed <strong>Karim</strong>. Nel 2006 è stata acquistata da <strong>Google</strong> Inc.</p>
<p>YouTube.com è il terzo sito al mondo per numero di accessi, preceduto soltanto da Google e Facebook, e conta oltre un miliardo di iscritti; in Italia gli utenti attivi sono circa <strong>24 milioni</strong>. Questi numeri aiutano a comprendere una caratteristica peculiare del social network: i video postati dagli utenti finiscono spesso con il diventare <strong>virali</strong>, diffondendosi a una velocità straordinaria tra un pubblico vastissimo e lanciando mode e tendenze.</p>
<p>Chiunque può visualizzare i <strong>filmati</strong> presenti su YouTube, ma, per poter usufruire di tutte le potenzialità che la piattaforma offre, è necessario creare ‒ gratuitamente ‒ un <strong>canale</strong>. Nel caso in cui non si sia già in possesso di un account Google+, sarà sufficiente inserire i propri nome e cognome, data di nascita, indirizzo e-mail e sesso e procedere poi con l&#8217;apertura e la personalizzazione del canale, scegliendo il nome utente, modificando la grafica e aggiungendo una descrizione.</p>
<p>A questo punto è possibile commentare o valutare i video, caricarne di propri ‒ condividerli sui profili social o all&#8217;interno del proprio sito web ‒, creare delle <strong>playlist</strong> o iscriversi ad altri canali, così da poterne seguire gli aggiornamenti.</p>
<p><img class=" size-portfolio wp-image-846 aligncenter" src="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/03/digital-marketing-495x400.jpg" alt="you tube social media" width="495" height="400" srcset="https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/03/digital-marketing-495x400.jpg 495w, https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/03/digital-marketing-845x684.jpg 845w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></p>
<p><strong>YouTube</strong> è un potentissimo strumento di social media marketing. Le imprese possono sfruttare la forza dei <strong>video</strong> per raccontare se stesse, in modo da promuovere e migliorare la conoscenza dei loro prodotti e servizi e del loro brand da parte di clienti e lead. Poiché gli utenti della piattaforma tendono a cercare i contenuti che maggiormente li interessano, è molto importante scegliere con attenzione il titolo, la descrizione, i tag (parole chiave) e la categoria dei <strong>filmati</strong> che vengono caricati, così da raggiungere al meglio il target di riferimento, senza disperdere l&#8217;investimento. In base agli obiettivi aziendali, in aggiunta, si può decidere di realizzare diverse tipologie di <strong>video</strong>: istruttivi, creativi, di presentazione di un prodotto, di testimonianza ecc. È tuttavia fondamentale non perdere mai di vista il fatto che <strong>YouTube</strong> sia anche, a tutti gli effetti, un social network e che vada pertanto utilizzato come tale. <strong>Interagire</strong> con gli utenti è d&#8217;obbligo e, oltre a rispondere ai loro commenti, è importante <strong>commentare</strong> a propria volta i filmati caricati da altri e inerenti al settore aziendale di riferimento per qualificarsi come <strong>opinion leader</strong> nel proprio campo.</p>
<p><span id="more-1349"></span></p>
<p>La piattaforma mette inoltre a disposizione una serie di funzionalità utilissime, e gratuite, per il <strong>marketing</strong>. Nel canale <a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PLWvImllByvjQ9wEf7_kOMgF3x8UwEQUFi"><strong>#PiùVistiSuYouTubeItalia</strong></a> è possibile scoprire quali sono le playlist e i video più visti in Italia in quel momento.</p>
<p>La <strong>trends dashboard</strong> mostra i dieci filmati più condivisi su Facebook e Twitter e quelli più visti nelle ultime 24 ore, permettendo di applicare anche una serie di filtri ai risultati: nazionalità, fascia d&#8217;età e sesso degli utenti di cui si desiderano scoprire le preferenze. Si possono anche mettere a confronto i gusti di persone di età e sesso differenti in uno stesso Paese o in Paesi diversi.</p>
<p>Essenziale è infine la sezione <strong>analytics</strong>, che consente di accedere a importanti informazioni riguardanti il traffico ricevuto dai video caricati nel proprio canale aziendale, tra cui il numero di visualizzazioni, di “Mi piace” e “Non mi piace”, commenti, iscritti e condivisioni, oltre ai dati demografici dei visitatori e a quelli riguardanti le origini del traffico, la fidelizzazione del pubblico e i dispositivi utilizzati per l&#8217;accesso.</p>
<p>La Redazione dell&#8217;Osservatorio Digitale PMI<br />
(Articolo tratto dalla pubblicazione dell&#8217;ODPMI <a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/pubblicazioni/il-social-media-marketing-per-le-pmi/" target="_blank"><em>Guida all&#8217;uso dei social media nella Piccola e Media impresa</em></a>)</p>
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										</item>
		<item>
		<title>Instagram</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/instagram/</link>
				<pubDate>Thu, 14 Jan 2016 15:59:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[social ads]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>L&#8217;idea di creare un social network basato sulla condivisione di fotografie ‒ e in seguito anche di video ‒ è di Kevin Systrom e Mike Krieger, che nel 2010 hanno fondato Instagram, poi acquistato da Facebook nel 2012. Attualmente gli iscritti nel mondo superano i 300 milioni. In Italia gli utenti attivi sono circa 2 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://osservatoriodigitalepmi.it/instagram/">Instagram</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://osservatoriodigitalepmi.it">Osservatorio Digitale PMI</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;idea di creare un social network basato sulla condivisione di fotografie ‒ e in seguito anche di video ‒ è di <strong>Kevin Systrom</strong> e <strong>Mike Krieger</strong>, che nel 2010 hanno fondato Instagram, poi acquistato da Facebook nel 2012.</p>
<p>Attualmente gli iscritti nel mondo superano i <strong>300 milioni</strong>.<br />
In Italia gli utenti attivi sono circa <strong>2 milioni</strong>.</p>
<p>Iscriversi a <strong>Instagram</strong> è molto. Il primo passo da compiere, dopo aver scaricato gratuitamente l&#8217;app per mobile ‒ necessaria poiché l&#8217;utilizzo tramite computer non consente di caricare <strong>foto</strong> ‒, consiste nel creare un <strong>profilo personale</strong>, pubblico o privato, inserendo un indirizzo e-mail valido, una password, un nome utente e, facoltativamente, un&#8217;immagine e alcune informazioni su di sé, per esempio l&#8217;URL del proprio sito o una breve biografia. A questo punto è possibile scegliere chi si desidera seguire, sfruttando l&#8217;opzione di ricerca automatica degli amici di Facebook o dei contatti della rubrica che fanno uso di <strong>Instagram</strong>, oppure inserendo liberamente i nomi di persone, servizi o brand dei quali si vogliono visualizzare i contenuti pubblicati. Oltre a <strong>commentare</strong> e ad aggiungere <strong>like</strong> alle immagini da cui si è colpiti o ispirati, c&#8217;è naturalmente la possibilità di scattare a propria volta delle <strong>fotografie</strong>, applicarvi modifiche e <strong>filtri</strong> e condividerle con i propri follower, accompagnandole con una breve descrizione e degli <strong>hashtag</strong>, che svolgono qui la stessa funzione che hanno su <strong>Twitter</strong>. Questi contenuti verranno inoltre automaticamente pubblicati sui profili social che si è scelto di sincronizzare con <strong>Instagram</strong>.</p>
<p><span id="more-1341"></span></p>
<p>La grande potenzialità di questa piattaforma non consiste soltanto nella frequenza con cui si vengono a creare <strong>community</strong> ampie e coese, ma soprattutto nella possibilità di raccontare delle storie e mostrare dei prodotti attraverso <strong>immagini</strong> o <strong>video</strong>, che, è risaputo, hanno una forte componente emotiva che ne accresce il potere persuasivo e attrattivo. Non è un caso che <a href="www.wearesocial.it" target="_blank"><em>We Are Social Italia</em></a> abbia rilevato, tramite un&#8217;indagine condotta nel 2014, che Instagram ha la percentuale di interazione con i contenuti più alta tra tutte le piattaforme di social networking.</p>
<p>Le aziende, in particolare, possono disporre di una serie di strumenti utili tra cui <strong>Iconosquare</strong>, che consente di gestire agevolmente il proprio <strong>account</strong> direttamente dal desktop del computer e fornisce diverse statistiche che permettono di monitorare costantemente i risultati delle fotografie pubblicate. Non mancano inoltre numerosi servizi a pagamento, tramite cui acquistare <strong>like</strong> e <strong>follower</strong> o sponsorizzare i propri <strong>post</strong>.</p>
<p>La Redazione dell&#8217;Osservatorio Digitale PMI<br />
(Articolo tratto dalla pubblicazione dell&#8217;ODPMI <a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/pubblicazioni/il-social-media-marketing-per-le-pmi/" target="_blank"><em>Guida all&#8217;uso dei social media nella Piccola e Media impresa</em></a>)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://osservatoriodigitalepmi.it/instagram/">Instagram</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://osservatoriodigitalepmi.it">Osservatorio Digitale PMI</a>.</p>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>Twitter</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/twitter/</link>
				<pubDate>Fri, 08 Jan 2016 10:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>La piattaforma di social networking dei cinguettii ‒ i Tweet ‒ è stata fondata nel marzo del 2006 da Evan Williams, Noah Glass, Biz Stone e Jack Dorsey e conta oggi oltre 300 milioni di utenti attivi mensilmente e 500 milioni di tweet inviati ogni giorno da tutto il mondo. Nel mese di gennaio è [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>La piattaforma di social networking dei cinguettii ‒ i <strong>Tweet</strong> <em>‒</em> è stata fondata nel marzo del 2006 da Evan <strong>Williams</strong>, Noah <strong>Glass</strong>, Biz <strong>Stone</strong> e Jack <strong>Dorsey</strong> e conta oggi oltre 300 milioni di utenti attivi mensilmente e 500 milioni di tweet inviati ogni giorno da tutto il mondo. Nel mese di gennaio è stato utilizzato dal 10% della popolazione italiana.</p>
<p>L&#8217;iscrizione a questo servizio gratuito, che fonde le potenzialità di un microblog con quelle di un <strong>social network</strong>, prevede l&#8217;inserimento del proprio indirizzo e-mail, di un nome utente, di una foto da utilizzare come <strong>Avatar</strong>, di una breve descrizione di sé e, eventualmente, dell&#8217;URL del proprio sito web. A questo punto è possibile iniziare a seguire i profili ai quali si è interessati. L&#8217;azione del <strong>following</strong> non è necessariamente reciproca.</p>
<p>La caratteristica più peculiare di questo social consiste nel fatto che i tweet non possano superare i 140 caratteri: perciò si parla di microblogging. Un altro aspetto rilevante della piattaforma è costituito dalla possibilità di “ritwittare” o rispondere ai tweet di altri utenti e di avviare conversazioni, oltre che di inviare messaggi diretti ‒ funzionalità tipiche dei social network. Ma ancora più interessante è la presenza degli <strong>#hashtag</strong> inseriti nei tweet per indicare che si sta parlando di un certo argomento. Inoltre, nella sezione <em>Tendenze</em>, si possono visualizzare gli hashtag che godono di maggiore popolarità in un dato momento.</p>
<p><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/12/Twitter_000.jpg"><img class=" size-full wp-image-1331 aligncenter" src="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/12/Twitter_000.jpg" alt="twitter uso italiani" width="399" height="128" srcset="https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/12/Twitter_000.jpg 399w, https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/12/Twitter_000-300x96.jpg 300w" sizes="(max-width: 399px) 100vw, 399px" /></a></p>
<p><span id="more-1330"></span></p>
<p>Per quanto riguarda le aziende, <strong>Twitter</strong> rappresenta uno strumento di marketing efficace, che permette innanzitutto di rimanere in contatto con i propri <strong>follower</strong>. Ancora una volta va però ricordata l&#8217;importanza di una strategia valida di pubblicazione dei contenuti, che devono essere in grado di catturare l&#8217;attenzione dei lettori, oltre che di coinvolgerli in interazioni positive. L&#8217;impresa si dovrà inoltre mostrare aperta al dialogo, così da accrescere la fiducia nei suoi confronti e aumentare la <strong>brand reputation</strong>. Fondamentale è anche entrare in contatto con gli utenti di spicco del proprio settore, detti <strong>influencers</strong>, capaci di condizionare le scelte di molti seguaci.</p>
<p>Twitter consente di generare traffico verso siti o blog e ottenere pubblicità immediata: se alcune persone iniziano a parlare in maniera positiva dei prodotti o dei servizi offerti dall&#8217;azienda, si scatenerà una reazione a catena per cui altri faranno lo stesso. Un ulteriore aspetto rilevante consiste nella possibilità di effettuare delle ricerche per scoprire chi e come parla dell&#8217;impresa, quali sono gli interessi e i bisogni dei follower e in che modo si comporta la concorrenza.</p>
<p>08</p>
<p>Il social network mette a disposizione delle aziende anche una serie di servizi a <strong>pagamento</strong>. Configurando un account <strong>Twitter Ads </strong>è possibile stabilire il budget che si desidera investire per attività quali la promozione dei propri tweet, l&#8217;aumento dell&#8217;interazione con essi da parte degli utenti, l&#8217;acquisizione di nuovi follower o <strong>lead</strong> ecc. Inoltre all&#8217;amministratore dell&#8217;account sarà permesso accedere alla dashboard <strong>Attività Tweet</strong>, per ottenere una panoramica completa delle metriche relative agli aggiornamenti di stato pubblicati e poter quindi ottimizzare la strategia.</p>
<p>La Redazione dell&#8217;Osservatorio Digitale PMI<br />
(Articolo tratto dalla pubblicazione dell&#8217;ODPMI <a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/pubblicazioni/il-social-media-marketing-per-le-pmi/" target="_blank"><em>Guida all&#8217;uso dei social media nella Piccola e Media impresa</em></a>)</p>
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