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	<title>PMI &#8211; Osservatorio Digitale PMI</title>
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		<title>Social media marketing. Che benefici ha per le imprese?</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/social-media-marketing-che-benefici-ha-per-le-imprese/</link>
				<pubDate>Tue, 15 Mar 2016 10:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Si è già accennato a diversi dei vantaggi che il social media marketing può portare alle PMI ‒ così come alle aziende in generale. Cerchiamo di mettere in luce anche gli altri. Innanzitutto il social media marketing permette di ottenere visibilità a costi notevolmente contenuti rispetto a quelli dei tradizionali mezzi pubblicitari e aumentare la brand awareness, ovvero la [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Si è già accennato a diversi dei vantaggi che il <strong>social media marketing</strong> può portare alle PMI ‒ così come alle aziende in generale. Cerchiamo di mettere in luce anche gli altri.</p>
<p>Innanzitutto il <strong>social media marketing </strong>permette di ottenere <strong>visibilità</strong> a costi notevolmente contenuti rispetto a quelli dei tradizionali mezzi pubblicitari e aumentare la <strong>brand awareness,</strong> ovvero la notorietà del marchio. Essere più visibili significa inoltre incrementare l&#8217;opportunità di acquisire <strong>nuovi clienti</strong> e di affacciarsi al mercato internazionale, espandendo il proprio business.<br />
In tal modo sarà permesso</p>
<blockquote><p>anche a piccole e medie realtà di inserirsi in un modello competitivo globale difficilmente raggiungibile fino a qualche anno fa.</p></blockquote>
<p>I profili <strong>social </strong>accrescono il traffico verso il proprio sito web ‒ per esempio tramite i <strong>link</strong> che indirizzano a esso ‒ e ne migliorano il posizionamento nei motori di ricerca ‒ grazie ad azioni quali i <strong>like</strong> e gli sharing ‒, rendendolo più facile da trovare. Gli utenti, infine, hanno maggiore probabilità di visualizzare un contenuto se presente all&#8217;interno dei canali digitali che frequentano abitualmente, in quanto non sono costretti a visitare un altro sito specifico per individuarlo.</p>
<p>Oltre a permettere di ottenere un pubblico più vasto,il <strong>social media marketing</strong> agevola la creazione di relazioni dirette e personali con gli utenti, obiettivo difficilmente raggiungibile tramite la pubblicità tradizionale. Un dialogo aperto con i clienti è utile per aumentarne la <strong>fidelizzazione</strong> e per individuare quei contenuti che ritengono rilevanti; i feedback ricevuti, inoltre, sono fondamentali per fornire prodotti e servizi, o semplicemente soluzioni, che rispondano alle reali necessità del consumatore. Queste piattaforme sono pertanto ideali per</p>
<blockquote><p>garantire servizi come il <strong>customer care</strong>, che fino a ieri avevano bisogno di significativi investimenti in risorse e strutture.</p></blockquote>
<p>Tutte le opinioni e i commenti espressi in Rete dalle persone, in aggiunta, influenzano notevolmente le decisioni d&#8217;acquisto di coloro che le leggono, portandoli a scegliere tra le offerte di diversi <strong>competitor</strong> quella con le valutazioni più positive. Questo può essere un grande vantaggio per chi gode di una buona <strong>reputazione</strong> nel mondo del Web, ed esaminarla è piuttosto semplice rispetto all&#8217;elaborazione di una delle classiche ricerche di mercato: è sufficiente <strong>monitorare</strong> le conversazioni relative al brand che avvengono on line, oppure è possibile effettuare dei <strong>sondaggi</strong>, chiedendo direttamente agli utenti un parere su un determinato argomento.<br />
Anche le PMI sono nella condizione di valutare oggettivamente la propria <strong>reputation</strong>, senza dover affrontare costi eccessivi e spesso inaccessibili.</p>
<p>I social offrono sempre ai gestori di pagine aziendali servizi di <strong>Web Analytics</strong>. Questo è un notevole vantaggio per le imprese, che consente di monitorare costantemente e in tempo reale i risultati della propria strategia di <strong>social media marketing,</strong> di variarla ‒ o adottarne una alternativa ‒ senza particolari ostacoli qualora non stia conducendo agli obiettivi prefissati. I numerosi dati relativi agli utenti, inoltre, permettono di conoscere il proprio pubblico e, quindi, di profilare il target e di rendere i contenuti il quanto più possibile rispondenti alle sue caratteristiche, preferenze e necessità. Un&#8217;ottima idea è anche quella di elaborare offerte dedicate e riservate ai propri follower.</p>
<p><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/03/Social-Media-Marketing-Strategy.png"><img class=" size-portfolio wp-image-1445 aligncenter" src="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/03/Social-Media-Marketing-Strategy-495x400.png" alt="social media strategia" width="495" height="400" srcset="https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/03/Social-Media-Marketing-Strategy-495x400.png 495w, https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/03/Social-Media-Marketing-Strategy-845x684.png 845w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a></p>
<p><strong><span id="more-1442"></span></strong>L&#8217;ultimo considerevole beneficio apportato dal <strong>social media marketing</strong> è la possibilità di migliorare la propria conoscenza del mercato e di ottenere informazioni rilevanti riguardanti i <strong>competitor</strong>, valutando per esempio se gli utenti ne parlino positivamente o negativamente, oppure esaminando le loro <strong>strategie</strong> e iniziative on line: un buon modo per restare al passo con la concorrenza.</p>
<p>A questo punto appare ovvio che il <strong>social media marketing</strong> rappresenta una grande opportunità di crescita e sviluppo per le Piccole e Medie Imprese italiane e anche una valida strategia per garantirne la competitività. Va tuttavia ancora una volta sottolineato come tale passo debba essere compiuto con reale volontà di cambiamento e sufficienti conoscenze relative al mondo digital: in caso contrario sarà soltanto controproducente. Se necessario, è perciò opportuno e consigliabile prendere parte a dei corsi di formazione specifici o affidarsi a consulenti esterni.</p>
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		<title>Autocomunicazioni di massa</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/autocomunicazioni-di-massa/</link>
				<pubDate>Tue, 01 Mar 2016 10:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[digital]]></category>
		<category><![CDATA[Internet of things]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Le autocomunicazioni di massa nascono con l&#8217;avvento di internet e vanno a sostituire la più classica comunicazione di massa, il modello comunicativo esistente prima che nascesse il World Wide Web. Come già ripetutamente accennato, con l&#8217;avvento di Internet ‒ prima ‒ e del Web 2.0 ‒ poco più tardi ‒ le aziende in generale e [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>autocomunicazioni di massa</strong> nascono con l&#8217;avvento di internet e vanno a sostituire la più classica comunicazione di massa, il modello comunicativo esistente prima che nascesse il World Wide Web.</p>
<p>Come già ripetutamente accennato, con l&#8217;avvento di Internet ‒ prima ‒ e del Web 2.0 ‒ poco più tardi ‒ le aziende in generale e le Piccole e Medie Imprese in particolare si sono trovate a operare in un contesto che, se analizzato attentamente, appare profondamente mutato rispetto a quello di appena qualche anno fa. Per descrivere tale evoluzione vissuta dall&#8217;Occidente, Castells ha parlato di un</p>
<blockquote><p>passaggio dalla società moderna, e di massa, alla <strong>società</strong> in <strong>rete</strong> (<strong>Network</strong> <strong>Society</strong>).</p></blockquote>
<p>Le differenze tra le due sono molteplici, ma rilevante per questa trattazione è soprattutto il sostanziale cambiamento che si è verificato nell&#8217;ambito delle comunicazioni.</p>
<p>La diffusione dei mass media tradizionali, quali radio e televisione, oltre a facilitare l&#8217;accesso a un gran numero di informazioni e, di conseguenza, il graduale riconoscimento da parte dei cittadini della propria condizione e dei propri diritti ‒ quando le notizie non erano distorte ‒, ha sicuramente contribuito all&#8217;affermarsi della cultura di massa e del consumo. La comunicazione, infatti, era di tipo uno a molti e quindi prodotta esclusivamente da enti pubblici o privati specializzati, con l&#8217;obbiettivo di affermare le forme di pensiero dominanti. Nonostante questa sia un&#8217;analisi abbastanza superficiale e semplicistica del tema ben più ampio della comunicazione di massa, dovrebbe bastare a far comprendere l&#8217;atteggiamento assunto dalle imprese in un simile scenario: erano esse a decidere quale immagine di sé far emergere attraverso i <strong>mass</strong> <strong>media</strong>, selezionando accuratamente i contenuti da divulgare e presentando prodotti e servizi al pubblico in maniera spesso invasiva, per renderli noti e incrementare le vendite.</p>
<p><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/03/comunicare_002.jpg"><img class=" size-full wp-image-1426 aligncenter" src="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/03/comunicare_002.jpg" alt="profilo uomo lettere autocomunicazione" width="300" height="221" /></a></p>
<p><span id="more-1423"></span></p>
<p>Lo sviluppo di Internet, tuttavia, ha dato vita a un fenomeno particolare, quello delle <strong>autocomunicazioni di massa</strong>. Questo termine è stato coniato da Castells per indicare</p>
<blockquote><p>una nuova forma della comunicazione umana, irriducibile alle precedenti, e caratterizzata dalla possibilità che le nuove tecnologie della Rete offrano a ciascun individuo di generare contenuti che possono virtualmente raggiungere, istantaneamente, un pubblico globale.</p></blockquote>
<p><strong>Autocomunicazioni di massa</strong> significa che chiunque abbia accesso a una connessione è nella posizione di creare e diffondere messaggi e significati, non più soltanto i detentori del potere ‒ o chi per loro. È pertanto scontato che trapelino anche informazioni scomode, che in precedenza venivano facilmente occultate. I canali social, in particolare, rappresentano spazi di condivisione e collaborazione, all&#8217;interno dei quali gli utenti possono scambiarsi consigli, opinioni, conoscenze e notizie che li indurranno a intraprendere un comportamento piuttosto che un altro. Basti pensare a quanti, per esempio, valutino le recensioni di un ristorante per decidere se provare la sua cucina. La reputazione di un&#8217;attività, che sia positiva o negativa, si diffonde tramite un passaparola ‒ o Word Of Mouth (WOM) ‒ capillare e immediato, tanto che spesso si conosce praticamente tutto di un prodotto o servizio ben prima di acquistarlo.</p>
<p>Questo discorso generale può naturalmente venire applicato anche alla situazione attuale in Italia, dove i social media godono di un notevole bacino d&#8217;utenza. È perciò chiaro che le PMI debbano ripensare all&#8217;atteggiamento da assumere nei confronti dei consumatori, proprio in virtù di questa <strong><strong>autocomunicazione di massa </strong></strong>che permette a tutti di far sentire la propria voce, generando contenuti fruibili online.</p>
<p>La Redazione dell&#8217;Osservatorio Digitale PMI<br />
(Articolo tratto dalla pubblicazione dell&#8217;ODPMI <a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/pubblicazioni/il-social-media-marketing-per-le-pmi/" target="_blank"><em>Guida all&#8217;uso dei social media nella Piccola e Media impresa</em></a>)</p>
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		<title>Controlli a distanza per l&#8217;online: un vademecum.</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/controlli-distanza-online/</link>
				<pubDate>Tue, 09 Feb 2016 10:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[Law & Legal]]></category>
		<category><![CDATA[e-law]]></category>
		<category><![CDATA[legal]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Privacy, cookies, smart city, smart working … Ma in tutto questo le PMI come possono tutelarsi innovando? Se da un lato é necessario adattarsi ed approdare ai nuovi scenari digitali del mondo del lavoro, dall&#8217;altro non si deve temere di perdere il controllo della buona riuscita e della qualità del servizio offerto. Il datore, difatti, [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><em>Privacy, cookies, smart city, smart working</em> … Ma in tutto questo le PMI come possono tutelarsi innovando?</p>
<p>Se da un lato é necessario adattarsi ed approdare ai nuovi scenari digitali del mondo del lavoro, dall&#8217;altro non si deve temere di perdere il controllo della buona riuscita e della qualità del servizio offerto. Il datore, difatti, nell&#8217;incentivare il “lavoro intelligente” non deve pensare di vedersi negati diritti riconosciuti utilizzando le prestazioni “classiche o ordinarie”.</p>
<p>Ossia? Presto detto.</p>
<p>In capo al datore permangono poteri di controllo che &#8211; ben adoperati &#8211; permettono il proficuo utilizzo dei mezzi tecnologici, senza dover rinunciare a sapere che gli stessi vengano correttamente adoperati dai dipendenti.</p>
<ol>
<li><strong> Poteri del datore</strong>.</li>
</ol>
<p>Gli articoli di riferimento sono principalmente il 2086 c.c., il 2104c. 2 c.c., il 2105 c.c., il 2106 c.c. e art. 7 L. 300/1970 ed i corrispondenti poteri si estrinsecano: nell&#8217;essere l&#8217;imprenditore il capo dell&#8217;impresa e pertanto da lui dipendono gerarchicamente i collaboratori (<em>gerarchico</em>); nel dover &#8211; il lavoratore – osservare le disposizioni impartite dall&#8217;imprenditore e dai suoi collaboratori (<em>di</em> <em>direzione</em>) e nell&#8217;utilizzare la diligenza dovuta nell&#8217;esecuzione della prestazione (<em>di controllo</em>); nel non dovere – il lavoratore – trattare affari in concorrenza con l&#8217;imprenditore né divulgare notizie attinenti l&#8217;impresa (<em>obbligo di fedeltà</em>) e nella possibilità – per il datore &#8211; di applicazione di sanzioni disciplinari, secondo la gravità dell&#8217;infrazione (<em>sanzionatorio</em>).</p>
<ol start="2">
<li><strong> Principi che li limitano.</strong></li>
</ol>
<p>Il “calmiere” di tali poteri é rappresentato dal rispetto dei seguenti principi:<br />
&#8211; Necessità<br />
<span style="line-height: 1.5;">&#8211; Correttezza<br />
</span>&#8211; Liceità<br />
<span style="line-height: 1.5;">&#8211; Pertinenza e non eccedenza e dal divieto di profilazione.</span></p>
<p><span id="more-1386"></span></p>
<ol start="3">
<li><strong> Limiti ex Statuto dei Lavoratori.</strong></li>
</ol>
<p><span style="text-decoration: underline;">Art. 2:</span> Il datore di lavoro può impiegare guardie giurate, ma solo per scopi di <span style="text-decoration: underline;">tutela del patrimonio aziendale</span>. E&#8217; fatto divieto al datore di lavoro di adibire alla vigilanza sull&#8217;attività lavorativa tali guardie, le quali non possono accedere nei locali dove si svolge tale attività, durante lo svolgimento della stessa, se non eccezionalmente per specifiche e motivate esigenze.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Art. 3: </span>I nominativi e le mansioni specifiche del personale addetto alla vigilanza dell&#8217;attività lavorativa debbono essere <span style="text-decoration: underline;">comunicati ai lavoratori</span> interessata.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Art. 5:</span> Sono vietati accertamenti da parte del datore di lavoro sulla idoneità e sulla infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente. Il controllo delle assenze per infermità può essere effettuato soltanto attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti, i quali sono tenuti a compierlo quando il datore di lavoro lo richieda.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Art. 6:</span> Le visite personali di controllo sul lavoratore sono vietate fuorché nei casi in cui siano <span style="text-decoration: underline;">indispensabili ai fini della tutela del patrimonio aziendale</span>, in relazione alla qualità degli strumenti di lavoro o delle materie prime o dei prodotti.<br />
Tali visite devono essere condotte <span style="text-decoration: underline;">salvaguardando la dignità e la riservatezza</span> del lavoratore e che avvengano con l&#8217;applicazione di sistemi di selezione automatica riferiti alla collettività o a gruppi di lavoratori.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Art. 8:</span> E&#8217; fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell&#8217;assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell&#8217;attitudine professionale del lavoratore.<br />
Il Jobs Act ha provveduto alla modifica dell&#8217;<strong>articolo 4 della L.300/&#8217;70</strong> (sui controlli a distanza) andando a chiarire aspetti di una certa rilevanza che vale la pena di illustrare sinteticamente nei punti a seguire.</p>
<ol start="4">
<li><strong> Modifiche all&#8217;art. 4 c. 1.</strong></li>
</ol>
<p>Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell&#8217;attività dei lavoratori possono:<br />
&#8211; essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale<br />
&#8211; essere installati <span style="text-decoration: underline;">previo accordo</span> collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali o <span style="text-decoration: underline;">previa autorizzazione</span> della Direzione territoriale del lavoro.</p>
<ol start="5">
<li><strong> Modifiche all&#8217;art. 4 c. 2.</strong></li>
</ol>
<p>La previa autorizzazione non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze.</p>
<ol start="6">
<li><strong> Modifiche all&#8217;art. 4 c. 3.</strong></li>
</ol>
<p>Le informazioni raccolte mediante i sistemi di controllo a distanza <span style="text-decoration: underline;">sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro (quindi anche disciplinari)</span>,dietro <span style="text-decoration: underline;">adeguata informativa</span> (al lavoratore) delle modalità d&#8217;uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal Codice della Privacy.</p>
<ol start="7">
<li><strong> Controlli difensivi.</strong></li>
</ol>
<p>Inapplicabilità del divieto ex art. 4 S.L., ma sottoposizione al rispetto del Codice della Privacy per quei controlli posti in essere per vagliare qualsiasi condotta illecita (impieghi abusivi e/o commissione di illeciti) volta a ledere il patrimonio aziendale (a condizione che le stesse condotte illecite non riguardino, né direttamente né indirettamente, l&#8217;attività lavorativa).<br />
Possono essere preventivi (non rientrano nella disciplina ex art. 4 quando sono giustificati dalla salvaguardia di determinati beni; quando non sono indiscriminati; quando rispettano i principi di privacy) o successivi (non rientrano nell&#8217;applicazione dell&#8217;art. 4 se sono conseguenti a fondati sospetti qualificati da indizi gravi, precisi e concordanti).</p>
<ol start="8">
<li><strong> Navigazione internet.</strong></li>
</ol>
<p>La semplice dotazione dei pc non rientra nell&#8217;ambito di applicazione dell&#8217;art. 4.<br />
Il controllo non deve essere continuo ed indiscriminato.<br />
L&#8217;unico accesso ai log (tracciamento dei log) ammesso senza preventiva informativa è per scopi/controlli difensivi.</p>
<ol start="9">
<li><strong> E-mail.</strong></li>
</ol>
<p>Si hanno orientamenti diversi e contrapposti in giurisprudenza:</p>
<ul>
<li>il controllo é invasivo in quanto esiste un&#8217;aspettativa di segretezza rispetto allo strumento “e-mail” VS</li>
<li>l&#8217;e-mail aziendale non può essere classificata come corrispondenza chiusa.</li>
</ul>
<p>E&#8217; stato considerato legittimo il controllo sulla posta elettronica nei casi in cui il lavoratore fosse a conoscenza della possibilità di tale controllo (es. indirizzo riferibile all&#8217;azienda, oppure comunicazione al datore di lavoro della propria <em>password </em>di accesso alla casella di posta).</p>
<ol start="10">
<li><strong> PC.</strong></li>
</ol>
<p>Si rileva che il datore di lavoro può effettuare dei controlli mirati (direttamente o attraverso la propria struttura) al fine di verificare l&#8217;effettivo e corretto adempimento della prestazione lavorativa e, se necessario, il corretto utilizzo degli strumenti di lavoro, purché nel rispetto della libertà e della dignità del lavoratore, nonché, dei principi di correttezza, pertinenza e non eccedenza di cui all&#8217;art. 11, comma 1 Codice della Privacy.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Avv. Anna Capoluongo</p>
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		<item>
		<title>La sicurezza informatica nelle PMI</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/la-sicurezza-informatica-nelle-pmi/</link>
				<pubDate>Thu, 04 Feb 2016 15:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[Law & Legal]]></category>
		<category><![CDATA[e-law]]></category>
		<category><![CDATA[legal]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Le tecnologie dell’informazione e della telecomunicazione, noto con la sigla inglese ICT (Information and Communication Technology),  sono e saranno sempre di più uno strumento fondamentale per l’Impresa, qualunque sia il settore in cui si opera e qualunque sia la dimensione dell’azienda. L’utilizzo più o meno estensivo dell’ICT richiede di pari passo che sia gestita ed [&#8230;]</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Le tecnologie dell’informazione e della telecomunicazione, noto con la sigla inglese <strong>ICT</strong> (Information and Communication Technology),  sono e saranno sempre di più uno strumento fondamentale per l’Impresa, qualunque sia il settore in cui si opera e qualunque sia la dimensione dell’azienda. L’utilizzo più o meno estensivo dell’ICT richiede di pari passo che sia gestita ed amministrata la <strong>sicurezza informatica</strong> di tutta l’infrastruttura e dei dati ivi conservati.</p>
<p>Le PMI in particolare, qualunque sia il settore in cui operano, costituiscono un bersaglio molto invitante per i criminali, informatici e non solo. Rispetto alla aziende più grandi e strutturate, ove sono quasi sempre presenti responsabili IT e competenze specifiche, i dati informatici delle PMI spesso sono meno al sicuro e protetti, soprattutto per la scarsa consapevolezza dei rischi che si corrono e dei danni che si possono subire. È tuttora diffusa la falsa convinzione che le grandi aziende siano più appetibili ai pirati informatici, rispetto a quelle più piccole e, pertanto, non ci si considera a rischio. La realtà è purtroppo diversa. La sicurezza informatica è importante per tutti.</p>
<p>Un sondaggio realizzato nel 2014 da PriceWaterHouseCoopers indica che il 60% delle PMI ha subito un attacco o una violazione della sicurezza informatica.  Lo stesso Security Breaches Survey 2014 attesta poi in 7-10 giorni i tempi medi necessari all’azienda per ritornare pienamente operativa dopo l’evento.</p>
<p><strong>Il caso CryptoLocker</strong></p>
<p>La crescente diffusione di <strong>CryptoLocker</strong> e delle sue varianti, anche più insidiose, individuate negli ultimi mesi, ha destato molto allarme. Il virus, infatti, ha mietuto numerose vittime, in ambito aziendale e non solo. Basta fare una ricerca sul Web con le due parole cryptolocker e tribunale, per trovare decine di casi di infezione che hanno colpito i sistemi informatici di diversi palazzi di giustizia in tutta Italia. Basta aprire con leggerezza l’allegato ad un messaggio email, che risulta provenire, a seconda dei casi, da corrieri per le spedizioni, società telefoniche, banche, agenzie di riscossione tributi. Il messaggio è studiato e realizzato ad arte per essere quanto più verosimile ad uno vero, così da spingere il destinatario ad aprire l’allegata fattura, cartella esattoriale o bolla di spedizione che sia. Il malware, una volta innescato con l’apertura del file allegato alla mail, comincia a crittografare i file contenuti nel computer della vittima, rendendoli inutilizzabili, prendendo di mira in particolare documenti in formato office, pdf, immagini e video. Successivamente, arriva la richiesta di pagare una somma di denaro in moneta virtuale BitCoin, per avere in cambio la chiave di decifratura per riavere i propri file.</p>
<p><span id="more-1378"></span>Il danno subito da un’azienda vittima di cryptovirus può essere ingente. Se non è stata adottata alcuna strategia di backup la perdita dei dati è irreversibile. A ciò si aggiunge l’ulteriore  ed inevitabile danno economico causato dal fermo delle macchine, bloccate per tutto il tempo necessario a ripulirle dal malware e ripristinarle.</p>
<p><strong>Da dove partire</strong></p>
<p>Le misure minime di sicurezza previste dall’allegato b) del Codice della Privacy (D.Lgs 196/2003 e successive modifiche), adottate e diffuse in larga misura in quasi tutte le PMI sulla spinta del vincolo normativo, possono costituire una base ed un punto di partenza per lo sviluppo di policy e misure di <strong>sicurezza</strong> più efficaci a garantire la disponibilità e l’inviolabilità della propria infrastruttura tecnologica.</p>
<p><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/12/home-office-336378_1280.jpg"><img class=" size-portfolio wp-image-1281 aligncenter" src="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/12/home-office-336378_1280-495x400.jpg" alt="Computer block notes caffè" width="495" height="400" srcset="https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/12/home-office-336378_1280-495x400.jpg 495w, https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/12/home-office-336378_1280-845x684.jpg 845w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a></p>
<p>Il Codice della Privacy, prevede infatti all’art. 34, che il trattamento di dati personali, effettuato con  strumenti elettronici, é consentito solo se sono adottate, nei modi previsti dal disciplinare tecnico  contenuto nell’allegato B), una serie di misure minime di sicurezza. Tali misure sono volte, tra l’altro, a ridurre al minimo i rischi di una perdita o distruzione, anche accidentale, dei dati ed un accesso non autorizzato agli stessi. Tra le più importanti è bene menzionare:</p>
<ul>
<li>la presenza di un <strong>sistema di autenticazione informatica</strong>: solo gli utenti dotati di credenziali (login e password) possono effettuare l’accesso alle risorse aziendali;</li>
<li>le <strong>credenziali di autenticazione</strong> devono rispettare una serie di requisiti per quanto riguarda la loro lunghezza e complessità;</li>
<li>la presenza di un <strong>sistema di autorizzazione</strong>, in modo che gli utenti accedano unicamente alle risorse specifiche in relazione alle proprie mansione ed attività;</li>
<li>la presenza di <strong>software (antivirus e firewall)</strong>, da aggiornare almeno semestralmente, per proteggere i dati da rischio di intrusione e da danni provocati da virus e similari (art. 615 quinquies c.p.);</li>
<li>l’<strong>aggiornamento periodico dei software</strong> per prevenire le vulnerabilità (patch) con cadenza annuale o semestrale, in caso di trattamento di dati sensibili;</li>
<li>il <strong>salvataggio dei dati</strong> (backup) con cadenza almeno settimanale.</li>
</ul>
<p>Tuttavia, l’adozione delle misure di <strong>sicurezza</strong> è spesso compromessa da una non corretta implementazione ed applicazione concreta della stesse. Qualche esempio esplicativo è d’obbligo. Viene adottato un sistema di autenticazione ed autorizzazione degli utenti, ma le password non rispettano i principi base di sicurezza (es. 8 caratteri alfanumerici, non riconducibili al titolare etc). E’ impostato un backup periodico dei dati, ma non viene fatto su tutti i computer e la cadenza con cui viene effettuato è eccessivamente lunga (se va bene una volta al mese o quando ci si ricorda). E’ installato un programma antivirus sulle postazioni ma non viene mantenuto aggiornato.</p>
<p><strong>Oltre le misure minime di sicurezza informatica, una visione a 360 gradi</strong></p>
<p>Come già detto, le misure minime di <strong>sicurezza informatica</strong> sono un punto di partenza. Non sono sicuramente sufficienti a garantire una protezione adeguata ai rischi presenti nella moderna società dell’informazione, sempre online e connessa. Basti pensare che le prescrizioni tecniche dell’allegato B, sopra menzionate, indicano come tempistica minima per l’aggiornamento di antivirus e firewall a protezione di sistemi ben 6 mesi, un’ eternità in termini informatici.</p>
<p>Inoltre, l’approccio al problema non deve più limitarsi alla verifica della sicurezza dei  computer (fissi e portatili) e dei server aziendali, ma deve comprendere anche dispositivi quali smartphone e tablet, spesso ignorati. In particolare, l’utilizzo di smartphone e tablet personali per l’accesso telematico alle risorse aziendali (es. gestionali, documenti su server), può costituire un ulteriore rischio di sicurezza. L’uso contemporaneo dello stesso strumento per accedere a siti personali, non legati al lavoro, l’installazione di applicazioni che potrebbero non essere sicure, può costituire infatti un pericoloso cavallo di troia, capace di compromettere l’intera infrastruttura informatica aziendale.</p>
<p>L’espansione del telelavoro, o smart working, come definito nel disegno di legge recente approvato dal Consiglio dei Ministri, comporterà poi per l’azienda lo sviluppo di nuove soluzioni che consentano, a chi lavora da remoto, di avere accesso alle risorse aziendali come se si operasse direttamente in sede. La comunicazione tra postazione remota e server, a meno di non utilizzare connessioni private dedicate, dai costi non alla portata di tutti, avviene in genere con la comune rete internet. Imprescindibile, quindi, una grande attenzione alla sicurezza informatica, sia della postazione remota, che del canale di comunicazione, utilizzando ad esempio l’autenticazione forte (smartcard) e le reti private virtuali (<em>VPN</em>).</p>
<p><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/09/La-dichiarazione-dei-diritti-in-Internet-4-Osservatorio-digitale-PMI.jpg"><img class=" size-portfolio wp-image-1010 aligncenter" src="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/09/La-dichiarazione-dei-diritti-in-Internet-4-Osservatorio-digitale-PMI-495x400.jpg" alt="La dichiarazione dei diritti in Internet 4 - Osservatorio digitale PMI" width="495" height="400" /></a></p>
<p>Un pensiero finale al Cloud ed alla sicurezza dei dati nella nuvola. Quando ci si affida ad un servizio di Cloud, si da essenzialmente in outsourcing la gestione dei propri dati aziendali, affidando ad un soggetto terzo tutte le problematiche tecniche e di sicurezza. I vantaggi sono diversi: la possibilità di accedere facilmente in mobilità ai propri dati, la flessibilità delle soluzioni, scalabili in base alle esigenze ed alle necessità, e per finire i costi, sicuramente più ridotti rispetto alle tradizionali soluzioni informatiche.  Ma non ci sono rose senza spine.</p>
<p>Se la gestione degli utenti che hanno accesso ai dati sulla nuvola resta in capo al cliente, non bisogna dimenticare che l’accesso a tutti i dati, a meno che non siano cifrati, è sempre possibile anche al personale del fornitore del servizio. La localizzazione fisica dei server, di proprietà del  fornitore che eroga il servizio <em>cloud</em>, è in genere sconosciuta al cliente e potrebbe sembrare irrilevante. Non è così. Dalla posizione fisica degli stessi server, che potrebbero essere ovunque nel mondo, si stabilisce poi quale normativa nazionale è applicata in materia di privacy e sicurezza dei dati. Infine, non meno importante, è la conoscenza delle pratiche e delle procedure di <em>disaster recovery</em> adottate dal fornitore per far fronte a possibili perdite di dati o violazioni della sicurezza.</p>
<p>La più importante difesa resta in ogni caso la consapevolezza e la conoscenza dei rischi che si possono correre nelle quotidiane attività online. La formazione degli utenti è la prima linea per la <strong>sicurezza informatica</strong> di una PMI, prima ancora delle soluzioni tecnologiche. Qualunque protezione, anche la più avanzata, perde di efficacia, se non accompagnata da regole e <em>policy</em> di uso degli strumenti, seguite con cognizione e non solo perché si è obbligati a farlo.</p>
<p>Dott. Luca Frabboni<br />
Esperto in informatica giuridica e giudiziaria Maat Srl</p>
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		<title>Shopping online: dati, tendenza e qualche riflessione</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/shopping-online-dati-tendenza-e-qualche-riflessione/</link>
				<pubDate>Tue, 22 Dec 2015 10:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[E-Commerce]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di parlare di shopping online in questi giorni di shopping estremo? Certo che no, soprattutto dopo aver letto i dati degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. Shopping online: i numeri Secondo Confcommercio la spesa per i regali natalizi aumenterà del 5% sul 2014, ma sono i dati sull’e-commerce ad essere [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di parlare di<strong> shopping online</strong> in questi giorni di shopping <em>estremo</em>? Certo che no, soprattutto dopo aver letto i dati degli <a href="http://www.osservatori.net/" target="_blank">Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano</a>.</p>
<h2>Shopping online: i numeri</h2>
<p>Secondo Confcommercio la spesa per i regali natalizi aumenterà del 5% sul 2014, ma sono i dati sull’e-commerce ad essere davvero incoraggianti: <strong>+16% rispetto il 2014</strong>, per una spesa online di <strong>oltre 3,5 miliardi di euro</strong>, pari a <strong>oltre il 20%della spesa online annuale</strong>, per un totale di 27 milioni di ordini via web. Questi sono i dati emersi dalle previsioni dell’<strong>Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano</strong> per lo shopping online del periodo natalizio (novembre-dicembre).<br />
Se consideriamo che questi numeri si inseriscono in un trend di crescita dei consumi del 2015 che si attesta però su un +0,8% sul 2014, è evidente che qualche riflessione sull’e-commerce le piccole imprese, i negozi e gli esercizi commerciali dovrebbero cominciare a farla.</p>
<p><span id="more-1297"></span></p>
<h2>Shopping online: i prodotti</h2>
<p>Online si acquisteranno soprattutto <strong>prodotti tecnologici</strong> (smartphone, tablet, smartwatch e tv), ma anche <strong>abbigliamento e accessori</strong>(borse e gioielli soprattutto), oggetti di design, cosmetici, libri (sia cartacei che ebook), <strong>giocattoli e prodotti enogastronomici di nicchia</strong>. Non si acquista solo elettronica di consumo dunque, ma anche i tradizionali oggetti che si regalano a Natale, dove ampio spazio trova il più classico dei Made in Italy: abbigliamento e gastronomia. A Natale, ma anche tutto l’anno, le aziende non possono permettersi di trascurare questa crescente quota di mercato che va sull’online, specie quelle che operano nei settori di punta del Made in Italy, anche con interessanti proiezioni sull’internazionalizzazione.</p>
<h2>Perchè online?</h2>
<p>A <strong>Natale</strong> si acquista online per evitare code chilometriche, in tangenziale e alle casse, perché l’e-commerce è sempre aperto e si fa shopping comodamente dal pc o dal tablet a qualsiasi ora del giorno e della notte. Non è poi da trascurare il fatto che online si può <strong>ordinare</strong>  un articolo altrimenti introvabile nei negozi.<br />
Si compra online anche perché sempre più operatori dell’e-commerce propongono selezioni speciali, promozioni e sconti importanti, spese di consegna gratuite, <strong>reso</strong> posticipato, oltre a servizi accessori sempre molto apprezzati, come le personalizzazioni dei prodotti e le <strong>consegne-lampo </strong>(come esempio più recente vediamo Amazon Prime Now, che garantisce consegne in tutta Milano entro un&#8217;ora di tempo).<br />
Questi ultimi aspetti toccano un tasto dolente dell’e-commerce di molte PMI: logistica, post-vendita e servizi accessori spesso vengono trascurati sia in fase di sviluppo che di successiva gestione del progetto di e-commerce, mettendo talvolta a rischio la buona riuscita di iniziative altrimenti ben strutturate.</p>
<p><strong>Shopping online</strong>: quest’anno, per me e per molti altri, Babbo Natale arriva con il carrello dell’<strong>e-commerce</strong>.<br />
Oltre ai regali porta anche una domanda: sarà il binomio PMI &#8211; e-commerce finalmente vincente nel 2016?</p>
<p>Gabriella Valeri</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Piccole e Medie Imprese, microimprese e professionisti: chi sono?</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/piccole-e-medie-imprese-microimprese-e-professionisti-chi-sono/</link>
				<pubDate>Fri, 22 May 2015 13:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Come sappiamo, l&#8217;Osservatorio Digitale PMI è nato con l&#8217;obiettivo di indagare l&#8217;utilizzo degli strumenti digitali da parte delle Piccole e Medie Imprese italiane, al fine di analizzare il grado di adozione, i potenziali ostacoli, i rischi ma soprattutto le opportunità connesse al mondo digital. Quando si parla di PMI, tuttavia, è facile cadere in semplificazioni [&#8230;]</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Come sappiamo, l&#8217;Osservatorio Digitale PMI è nato con l&#8217;obiettivo di indagare l&#8217;utilizzo degli strumenti digitali da parte delle <strong>Piccole e Medie Imprese italiane</strong>, al fine di analizzare il grado di adozione, i potenziali ostacoli, i rischi ma soprattutto le opportunità connesse al mondo digital.</p>
<p>Quando si parla di <strong>PMI</strong>, tuttavia, è facile cadere in semplificazioni e immagini stereotipate. In realtà, si tratta di un mondo eterogeneo, che include microimprese a gestione familiare e aziende strutturate con più di duecento dipendenti, presenti in tutti i diversi settori economici, dall&#8217;agricoltura fino al terziario avanzato.</p>
<p>Partiamo quindi da alcune definizioni. Sulla base della raccomandazione della Commissione Europea emanata il 6 maggio 2003 e recepita tramite il Decreto Ministeriale del 18 aprile 2005, le dimensioni di un&#8217;impresa sono definite sulla base del loro organico e del loro fatturato o del loro bilancio totale annuale.</p>
<p><span id="more-873"></span><br />
Per <strong>Media Impresa</strong>, intendiamo un&#8217;azienda che abbia un organico inferiore alle 250 persone, e il cui fatturato non superi i 50 milioni di euro o il cui bilancio totale annuale non sia superiore a 43 milioni di euro.<br />
Con <strong>Piccola Impresa</strong>, invece, definiamo un&#8217;impresa il cui organico sia inferiore a 50 persone e il cui fatturato o il totale del bilancio annuale non superi i 10 milioni di euro.<br />
Una <strong>Microimpresa</strong>, infine, è un&#8217;azienda il cui organico sia inferiore a 10 persone e il cui fatturato o bilancio totale annuale non superi 2 milioni di euro.</p>
<p>Una delle forme di microimpresa più diffusa è costituita dall&#8217;<strong>impresa individuale</strong>, di proprietà di un unico imprenditore. Si distingue dal <strong>libero professionista</strong> in quanto quest&#8217;ultimo non è un imprenditore, ma un soggetto che esercità un&#8217;attività professionale in modo autonomo.</p>
<p>Non è una sorpresa che le <strong>PMI</strong> siano la vera spina dorsale dell&#8217;economia italiana: secondo i dati Istat, infatti, circa il 95% delle aziende nei settori dell&#8217;Industria e dei Servizi hanno meno di 10 addetti, dando lavoro a circa il 47% delle persone impiegate in questi settori.</p>
<p>Per questo motivo diventa fondamentale volgere lo sguardo verso queste importanti realtà economiche, per individuare i fattori che possono impedire o rallentare l&#8217;adozione delle opportunità connesse al digital e favorire, al contrario, l&#8217;accesso a <strong>strumenti e competenze</strong> offerti dallo sviluppo delle nuove tecnologie.</p>
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		<title>Content Marketing per le PMI &#8211; Parte 1</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/content-marketing-per-le-pmi-parte-1/</link>
				<pubDate>Wed, 13 May 2015 10:40:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[content marketing]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>“Content is king”, “Content marketing”, “Storytelling”. Avrete già probabilmente familiarità con queste espressioni, che da qualche anno stanno diventando il mantra comune delle aziende più innovative e sensibili alle opportunità offerte dal digital marketing. Ma cosa intendiamo concretamente per content marketing? E soprattutto, in che modo può diventare una risorsa per le PMI? Facciamo un [&#8230;]</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>“Content is king”, “Content marketing”, “Storytelling”. Avrete già probabilmente familiarità con queste espressioni, che da qualche anno stanno diventando il mantra comune delle aziende più innovative e sensibili alle opportunità offerte dal digital marketing. Ma cosa intendiamo concretamente per <strong>content marketing</strong>? E soprattutto, in che modo può diventare <strong>una risorsa per le PMI</strong>?</p>
<p>Facciamo un esempio. È ormai da qualche anno che non sentite parlare d&#8217;altro che di nuove tecnologie, social media, mobile, evoluzione se non addirittura &#8220;rivoluzione&#8221; digitale. Da più parti si reclama una conversione al digitale delle PMI italiane, in una prospettiva di innovazione e di apertura alle opportunità di un mercato sempre più globale. Per questo motivo avete rinnovato o addirittura aperto un sito web aziendale, una piattaforma di e-commerce e magari più di una pagina sui social media, includendo Twitter, Google + e Pinterest. E ora? Come fare per attirare l’attenzione dei vostri clienti e prospect? Quali leve utilizzare?</p>
<p><span id="more-852"></span></p>
<p>Uno strumento è rappresentato dall’<strong>online advertising</strong>: potete, per esempio, pubblicare inserzioni a pagamento sui motori di ricerca o banner all’interno di siti web (display advertising). Si tratta senza dubbio di strumenti utili a incrementare la visibilità del vostro marchio e della vostra offerta, soprattutto in una fase iniziale.</p>
<p>Tuttavia, basta guardare alla propria esperienza personale per rendersi conto che, nell’attuale contesto di saturazione di messaggi pubblicitari, siano essi di tipo testuale, audio o video,<strong> gli utenti sono sempre meno inclini a farsi influenzare da strategie promozionali di tipo push</strong> (il cosiddetto interruption marketing) e sempre più consapevoli nell’utilizzo dei nuovi canali digitali, che utilizzano per cercare informazioni utili, condividere esperienze e opinioni, decidere se acquistare o meno un determinato prodotto.</p>
<p>Come preannunciato dal <strong>Cluetrain Manifesto</strong> del 1999, grazie a Internet i mercati hanno sempre più il carattere di conversazioni, tra aziende, tra aziende e consumatori, tra i consumatori stessi. Da un lato gli utenti dei media digitali hanno ormai acquisito gli strumenti e le competenze per poter dire la propria e per poter influenzare i comportamenti di acquisto degli altri utenti. Dall’altro, però, si dimostrano curiosi e disponibili a entrare in relazione con le aziende: pensiamo agli <strong>user generated content</strong> dedicati a brand e prodotti, o al fatto che gli utenti possano diventare spontaneamente dei veri e propri <strong>brand ambassador</strong>.</p>
<p>Le parole chiave diventano <strong>autenticità</strong>, <strong>trasparenza</strong> e <strong>relazione</strong>: <strong>una sfida e al tempo stesso una straordinaria opportunità per le PMI</strong>, che possono accedere al proprio pubblico a costi ridotti, acquisendo informazioni e feedback preziosi per massimizzare la customer satisfaction. Come fare, quindi, per coinvolgere clienti e prospect? Offrendo contenuti di qualità, coerenti con la propria identità e vision aziendale, in grado di attirare l’attenzione e di coinvolgere il proprio pubblico di riferimento.</p>
<p>Per content marketing intendiamo, infatti, <strong>tutte quelle azioni che coinvolgono la creazione e la condivisione di contenuti mediali gratuiti finalizzati al coinvolgimento di prospect e all’acquisizione e alla conservazione di clienti</strong>. I contenuti possono essere di vario genere: articoli contenenti, per esempio, news, interviste, storie, ma anche video, foto, webinar, podcast, ebook, infografiche, miniguide.</p>
<p>Le grandi aziende che a livello globale si mostrano sensibili alle opportunità del marketing digitale, si stanno sempre più trasformando in vere e proprie <strong>media company</strong>, creando e condividendo contenuti di alto livello ricorrendo a una strategia di comunicazione integrata che include blog e webmagazine, social media, online advertising, azioni di digital PR.</p>
<p><strong>Anche una PMI</strong>, pur non avendo a disposizione le stesse risorse di una grande azienda multinazionale, <strong>può trarre beneficio dal content marketing</strong>. Grazie ai costi ridotti di Internet, è possibile implementare un efficace piano di comunicazione anche con risorse limitate. Molto spesso le PMI hanno a disposizione un piccolo capitale in termini di storie, competenze, professionalità che può costituire un’ottima base per la creazione di contenuti.</p>
<p style="text-align: right">Martina Bollati<br />
<a href="http://www.innexta.it/">Innexta</a></p>
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		<title>Quali benefici dall’utilizzo di Internet per una PMI?</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/quali-benefici-dallutilizzo-di-internet-per-una-pmi/</link>
				<pubDate>Tue, 31 Mar 2015 13:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[digital]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Promozione e vendita di prodotti o servizi stanno diventando, grazie alle tecnologie digital, sempre più efficaci ed efficienti. Efficaci perché in grado di proporre un modello di relazione diretta e personale con il prospect, con il cliente o con l’utente. Efficienti perché consentono di tracciare e monitorare costantemente le performance delle azioni sviluppate ottimizzando l’utilizzo [&#8230;]</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Promozione e vendita di prodotti o servizi stanno diventando, grazie alle tecnologie digital, sempre più efficaci ed efficienti. <strong>Efficaci</strong> perché in grado di proporre un modello di relazione diretta e personale con il prospect, con il cliente o con l’utente. <strong>Efficienti</strong> perché consentono di tracciare e monitorare costantemente le performance delle azioni sviluppate ottimizzando l’utilizzo di risorse quali, per esempio, i budget media.</p>
<p><strong>Costi</strong> delle iniziative digital <strong>più contenuti</strong> rispetto ad altri media e buona diffusione di competenze di base sono fattori che permettono oggi alle PMI di raggiungere nuovi mercati (affacciandosi per esempio sul <strong>panorama internazionale</strong>) o di garantire nuovi servizi (come per esempio il <strong>customer care</strong>) azioni che, in entrambi i casi, avrebbero richiesto, in altri tempi, significativi investimenti in risorse e strutture.</p>
<p><span id="more-764"></span></p>
<p>Attivare una piattaforma di <strong>e-commerce,</strong> fare promotion e garantire un buon servizio di customer care può permettere di assicurare volumi di vendita (fatturati) altrimenti difficilmente raggiungibili. Rendere disponibile online un buon livello di informazione sui propri prodotti e/o servizi e cercare di ottenere una <strong>buona reputazione (online) </strong>influenzano in maniera positiva il processo di acquisto, sia nel caso di acquisti online, sia nel caso di acquisti più tradizionali (per es. richiesta di quotazione nel B2B).</p>
<p>Tutto quello che vive sotto il cappello della digital promotion non ha, tendenzialmente, costi importanti e, soprattutto, è tracciabile, e quindi<strong> misurabile, costantemente </strong>in modo che sia sempre visibile il trade-off tra i costi e i benefici, o, più precisamente, le<strong> conversioni </strong>( “conversion rates”) nell’ambito del proprio <strong>sales funnel</strong>.</p>
<p>Non ultimo il tema della <strong>relazione con clienti e/o utenti</strong> che oggi può (deve) essere abilitata per raccogliere feedback, critiche, suggerimenti di sviluppo per il proprio prodotto e/o servizio o anche indicazioni relative alla competition. Oggi le aziende che non “dialogano” perdono occasioni per fare marketing, comunicazione, per raccogliere informazioni e per effettuare delle vendite.</p>
<p>___________________</p>
<p>A un navigatore esperto queste considerazioni possono sembrare banali e ovvie ma se stiamo ipotizzando di intraprendere un <strong>percorso di evoluzione digitale</strong> per provare a “far giocare alla nostra PMI una partita diversa”, non possiamo trascurare questi spunti.</p>
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										</item>
		<item>
		<title>Il digital per lo sviluppo delle PMI italiane</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/il-digital-per-lo-sviluppo-delle-pmi-italiane/</link>
				<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 08:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[digital]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Esce in questi giorni &#8220;Il digital per lo sviluppo delle PMI Italiane. Risultati dell’indagine 2014 dell’Osservatorio Digitale PMI”, il nuovo libro di Roberto Lo Jacono e Valeria Stranges (Osservatorio Digitale PMI). Obiettivo di questa pubblicazione è guidare il lettore nella comprensione del fenomeno e di alcuni dei principali strumenti di digital marketing, fornendo uno spaccato [&#8230;]</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Esce in questi giorni <a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/pubblicazioni/" target="_blank">&#8220;<strong>Il digital per lo sviluppo delle PMI Italiane.</strong> Risultati dell’indagine 2014 dell’Osservatorio Digitale PMI”</a>, il nuovo libro di Roberto Lo Jacono e Valeria Stranges (Osservatorio Digitale PMI).</p>
<p>Obiettivo di questa pubblicazione è guidare il lettore nella comprensione del fenomeno e di alcuni dei principali strumenti di <strong>digital marketing</strong>, fornendo uno spaccato sull’adozione delle tecnologie digital da parte delle Piccole e Medie Imprese italiane.</p>
<p>Nell’ambito dell<strong>’<a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/ricerca/" target="_blank">indagine</a></strong><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/ricerca/" target="_blank"> <strong>2014 dell’Osservatorio Digitale PMI</strong></a>, alla quale hanno partecipato più di 300 aziende, è emerso, per esempio, che:</p>
<ul>
<li>la quasi totalità delle imprese (90,43%) possiede un sito web;</li>
<li>il 37,96% ha ottimizzato il proprio sito per poter esser visualizzato da mobile devices;</li>
<li>solo il 25,55% promuove il proprio sito tramite attività di Search Engine Optimisation (SEO);</li>
<li>il 45,21% utilizza strumenti di e-mail marketing per inviare newsletter e/o offerte commerciali;</li>
<li>solo il 14,6 % effettua attività di Search Engine Marketing (SEM);</li>
<li>poco più della metà delle aziende del campione (54,13%) possiede una propria pagina sui social;</li>
<li>solo il 20,13% vende online (e-commerce);</li>
<li>il 71,29% delle imprese del campione non ha creato applicazioni (APP) per i dispositivi mobile.</li>
</ul>
<p><span id="more-750"></span></p>
<p>Il libro “Il digital per lo sviluppo delle PMI” è edito dall’Osservatorio Digitale PMI, iniziativa nata con l’obiettivo di analizzare l’importanza, il grado di adozione, i benefici e le principali barriere all’adozione di tecnologie digital nelle Piccole e Medie Imprese italiane. L’Osservatorio si occupa di ricerca, attraverso indagini di mercato, e divulgazione tramite pubblicazioni, formazione sugli strumenti digital, un <a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/blog-oss-dig-pmi/" target="_blank">blog </a>e una presenza su <strong><a href="https://www.linkedin.com/company/osservatorio-digitale-pmi?trk=prof-exp-company-name">Linkedin.</a></strong></p>
<p>Il libro, oltre ad essere consultabile presso<strong> <a href="https://books.google.it/books?id=rbURBwAAQBAJ&amp;pg=PP1&amp;dq=IL+DIGITAL+PER+LO+SVILUPPO+DELLE+PMI+ITALIANE&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ei=5rABVe-ICdLAgwStjIO4BA&amp;ved=0CC8Q6AEwAA#v=onepage&amp;q=IL%20DIGITAL%20PER%20LO%20SVILUPPO%20DELLE%20PMI%20ITALIANE&amp;f=false" target="_blank">Google Books</a></strong>, è disponibile presso i <strong><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/pubblicazioni/" target="_blank">principali store online</a></strong> (Amazon Kindle store, Google Play store, Apple IBook store, KOBO, IBS, Book Republic, La Feltrinelli, Hoepli etc.) sia in versione eBook (formato ePub e PDF) sia in versione cartacea.</p>
<p>Ci auguriamo che questa pubblicazione e l’Osservatorio Digitale PMI possano fornire un contributo a tutti coloro che ritengono che la ripresa del Paese Italia passi anche attraverso la diffusione di tecnologie digital usate in modo mirato, appropriato, efficiente ed efficace.</p>
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		<title>Evoluzione Digitale: perché il digital è importante per le PMI?</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/evoluzione-digitale-il-digital-per-le-pmi/</link>
				<pubDate>Wed, 18 Feb 2015 13:16:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[digital]]></category>
		<category><![CDATA[digital marketing]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Promozione e vendita di prodotti o servizi stanno diventando, grazie alle tecnologie digital, sempre più efficaci ed efficienti. Questa rivoluzione digitale, valida per tutte le tipologie di aziende, diventa strategica per il mondo della Piccola e Media Impresa (PMI), un mondo caratterizzato da realtà talora prudenti nei confronti degli strumenti e delle tecnologie digital. Costi [&#8230;]</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Promozione e vendita di prodotti o servizi stanno diventando, grazie alle <b>tecnologie digital</b>, sempre più efficaci ed efficienti.</p>
<p>Questa <b>rivoluzione digitale</b>, valida per tutte le tipologie di aziende, diventa strategica per il mondo della <b>Piccola e Media Impresa (PMI)</b>, un mondo caratterizzato da realtà talora prudenti nei confronti degli strumenti e delle tecnologie digital.</p>
<p>Costi delle iniziative digital più contenuti rispetto ad altri media e buona diffusione di competenze di base sono fattori che permettono oggi alle PMI di raggiungere altri e nuovi mercati, affacciandosi per esempio al panorama internazionale, o di garantire servizi come il customer care, che fino a ieri avevano bisogno di significativi investimenti in risorse e strutture.</p>
<p>Attivare una piattaforma di e-commerce, fare promotion e garantire una buona reputazione online ai propri prodotti e servizi permette di assicurare volumi di vendita (fatturati) altrimenti difficilmente raggiungibili.<br />
Molte aziende stanno intraprendendo un percorso di <b>Evoluzione Digitale</b>, partendo da un semplice sito vetrina, passando poi alla presenza social, alla digital promotion fino ad arrivare al continuo monitoraggio della propria reputazione online.</p>
<p>Intraprendere oggi un corretto percorso di avvicinamento al mondo digital può assumere un valore strategico per la crescita, o anche solo per la sopravvivenza nel medio-lungo periodo, delle Piccole e Medie Imprese Italiane.</p>
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