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	<title>digital marketing &#8211; Osservatorio Digitale PMI</title>
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		<title>Web marketing per le PMI</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/web-marketing-per-le-pmi/</link>
				<pubDate>Mon, 04 Apr 2016 10:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Il web marketing rimane un argomento sconosciuto per molte PMI italiane. Le PMI rappresentano il 99,9% delle imprese italiane e l’80,3% dell’occupazione nel settore privato è legata a questo tipo di imprese. Di queste ben poche sfruttano il web marketing per migliorare i propri affari e incrementare la propria visibilità. Eppure il 79,9% della popolazione italiana naviga online, [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>web marketing</strong> rimane un argomento sconosciuto per molte PMI italiane.</p>
<p>Le <strong>PMI</strong> rappresentano il 99,9% delle imprese italiane e l’80,3% dell’occupazione nel settore privato è legata a questo tipo di imprese. <span id="more-1458"></span>Di queste ben poche sfruttano il web marketing per migliorare i propri affari e incrementare la propria visibilità. Eppure il <strong>79,9%</strong><strong> della popolazione italiana naviga online</strong>, da desktop o da mobile e la percentuale cresce di statistica in statistica. Non solo, si è infatti calcolato che una PMI che adotta una strategia di web marketing raggiunge <strong>il 10% di crescita media annua</strong>, a differenza della stagnazione di quelle che non si rivolgono al web.</p>
<p>Quali sono gli elementi necessari a un approccio positivo da parte delle PMI a un <strong>web marketing</strong> funzionale e moderno?</p>
<ol>
<li>Sito web ottimizzato</li>
<li>Rivolgersi agli esperti</li>
<li>Monitorare i risultati</li>
<li>Documentarsi sui social media e rimanere costantemente al passo con le innovazioni</li>
<li>Affidarsi a sistemi online che permettano una buona visualizzazione anche su mobile</li>
<li>Pensare agli utenti esteri con dei servizi di vendita 24h su 24</li>
<li>Ottimizzare le immagini per non avere problemi di caricamento delle pagine</li>
<li>Offrire contenuti di ottima qualità</li>
</ol>
<p>In linea di massima, il consiglio migliore che possiamo darvi è quello di affidarvi a dei professionisti che sappiano starvi accanto per l&#8217;intero processo di approccio al <strong>web marketing</strong>, fino a quando non sarete in grado di &#8220;camminare con le vostre gambe&#8221;</p>
<p>La Redazione dell&#8217;Osservatorio Digitale PMI</p>
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		<title>Decalogo per le PMI e il digitale</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/decalogo-per-le-pmi-e-il-digitale/</link>
				<pubDate>Tue, 22 Mar 2016 15:09:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[digital]]></category>
		<category><![CDATA[digital experience]]></category>
		<category><![CDATA[digital marketing]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Come è apparso chiaramente dalle ricerche e dai dati che vi abbiamo mostrato in precedenza, per le PMI fare marketing digitale è ormai una questione di vitale importanza. Ma non si tratta sempre di un&#8217;azione così semplice, per cui vi offriamo un decalogo di semplici regole da seguire per trarre il meglio dai primi passi verso [&#8230;]</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Come è apparso chiaramente dalle ricerche e dai dati che vi abbiamo mostrato in precedenza, per le PMI fare <strong>marketing digitale</strong> è ormai una questione di vitale importanza. <span id="more-1454"></span>Ma non si tratta sempre di un&#8217;azione così semplice, per cui vi offriamo un <strong>decalogo</strong> di semplici regole da seguire per trarre il meglio dai primi passi verso la <strong>digitalizzazione</strong> della vostra azienda:</p>
<ol>
<li><strong>pianificare la strategia</strong> in anticipo, andando a capire a chi volete rivolgervi e con che tono, su quali piattaforme volete agire, se prevedete di fare anche del <strong>marketing</strong> tradizionale oppure no, svolgere delle ricerche di mercato per capire come muoversi prima di iniziare a farlo;</li>
<li><strong>continuare</strong> anche quando i primi risultati non arrivano: il Web è veloce, immediato, ma non per questo lo sono i risultati dell&#8217;<strong>online marketing</strong>, che come tutte le cose ben fatte necessita di tempo e costanza;</li>
<li><strong>scegliere</strong> <strong>i giusti social</strong> grazie alle ricerche di mercato avrete capito quali sono i social che i vostri clienti, o il target che vorreste comunque colpire, usano abitualmente. Concentratevi quindi su questi e lasciate perdere gli altri, altrimenti finirete con il disperdere attenzione e fatica inutilmente;</li>
<li><strong>non solo social</strong> la comunicazione non deve basarsi solo su campagne Facebook o Instagram, anzi la <strong>strategia digitale</strong> deve prevedere un piano a 360°, che vada a includere il sito web dell&#8217;azienda, eventuali <strong>e-commerce</strong> o <strong>e-store</strong> dove sono venduti i prodotti, magari anche pensare di avviare delle collaborazioni con qualche <strong>blogger</strong> di spicco;</li>
<li><strong>ascoltare</strong> quello che gli utenti hanno da dire: la bidirezionali della comunicazione social va sfruttata al massimo, per non rischiare di non dare attenzione a commenti che potrebbero aiutare a prendere la giusta direzione aziendale;</li>
<li><strong>affidarsi a professionisti</strong> è di vitale importanza per riuscire ad agire nella maniera più corretta sin dall&#8217;inizio e non rischiare di sprecare tempo e risorse, magari causando anche qualche danno di immagine dovuto all&#8217;inesperienza;</li>
<li><strong>monitorare</strong> tutti i risultati, costantemente, per capire cosa funziona e cosa invece va cambiato;</li>
<li><strong>offrire contenuti di qualità</strong> che possano interessare davvero gli utenti, che offrano loro qualcosa di più che li spinga a venire sul nostro sito o a continuare a seguirci;</li>
<li><strong>seguire influencer e concorrenti</strong> per vedere quali sono le strategie che usano e capire come sfruttare al meglio la loro popolarità, sia imparando dalle loro azioni che evitando di compiere errori che loro hanno, fortuna nostra, già compiuto;</li>
<li><strong>usare il dizionario </strong>per evitare strafalcioni grammaticali, davvero un pessimo biglietto da visita per qualunque azienda.</li>
</ol>
<p>Pronti a iniziare?</p>
<p>La Redazione dell&#8217;Osservatorio Digitale PMI</p>
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		<item>
		<title>Come catturare clienti e lead?</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/come-catturare-clienti-e-lead/</link>
				<pubDate>Thu, 03 Mar 2016 14:41:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[digital marketing]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Per riuscire ad acquisire nuovi clienti e lead, un&#8217;impresa non può più permettersi di concentrarsi esclusivamente sull&#8217;immagine autoprodotta, poiché una molteplicità di voci esterne ed estranee contribuiscono a influenzare la visione che di essa hanno le persone. È quindi chiaro che per le aziende sia fondamentale anche superare la visione dei consumatori come terra di [&#8230;]</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Per riuscire ad acquisire nuovi clienti e lead, un&#8217;impresa non può più permettersi di concentrarsi esclusivamente sull&#8217;immagine autoprodotta, poiché una molteplicità di voci esterne ed estranee contribuiscono a influenzare la visione che di essa hanno le persone. È quindi chiaro che per le aziende sia fondamentale anche superare</p>
<blockquote><p>la visione dei consumatori come terra di conquista dei propri prodotti e destinatari passivi dei propri messaggi, per riconoscerli come reali interlocutori dialettici del proprio operato.</p></blockquote>
<p>Cogliere la reale portata della rivoluzione in atto e affrontarla correttamente è possibile, nella maggior parte dei casi, avvicinandosi al mondo dei <strong>social media</strong> con atteggiamento di apertura e predisposizione al cambiamento, utilizzandoli in primo luogo per ascoltare le conversazioni tra gli <strong>utenti</strong>, <strong><strong>clienti</strong> e <strong>lead, </strong></strong>per comprenderne le modalità e farle proprie, così da potersi poi inserire nel dialogo senza forzature. Le aziende infatti, abituate a un tipo di comunicazione autoreferenziale e promozionale, devono adottare un atteggiamento completamente differente in questi contesti, in quanto l&#8217;obiettivo è quello di relazionarsi con i <strong>clienti</strong>, attuali e <strong>potenziali</strong>. Ciò che questi si aspettano, in Rete, è che anche la Piccola o Media Impresa si adegui alle consuetudini e all&#8217;etichetta, distintive di ogni <strong>social network</strong> e che sia pertanto</p>
<blockquote><p>autentica nel [&#8230;] modo di […] comunicare con i propri interlocutori; trasparente nei confronti della gestione delle proprie attività; aperta, collaborativa e disponibile ad ascoltare le critiche che, da più parti, possono esserle mosse; pronta a intervenire sulle proprie disfunzionalità.</p>
<p><span id="more-1428"></span></p></blockquote>
<p>Inoltre, come già sottolineato, è fondamentale che i contenuti divulgati nel <strong>Web</strong> da un&#8217;azienda, oltre che compatibili con il brand, siano utili, interessanti, o perlomeno divertenti per gli <strong>utenti</strong>: l&#8217;ascolto è perciò essenziale anche per capirne le preferenze.</p>
<p>Una volta comprese le dinamiche del Web 2.0 è assolutamente necessario, prima di dare il via alla propria attività di social media <strong>marketing</strong>, elaborare un piano strategico. La scelta delle piattaforme sulle quali essere presenti va compiuta in base alle proprie risorse, al target di riferimento e, soprattutto, agli obiettivi che si intendono raggiungere ‒ per esempio la fidelizzazione dei <strong>clienti</strong> o l&#8217;aumento delle <strong>vendite</strong>. Ogni <strong>social</strong>, infatti, ha una propria identità e pertanto l&#8217;approccio assunto dall&#8217;impresa dovrà cambiare a seconda del canale prescelto, per conformarsi alle caratteristiche di questo ‒ e dei suoi <strong>utenti</strong> ‒ rilevate nella fase di ascolto.</p>
<p>Se l&#8217;azienda desidera ottenere dei risultati concreti ed essere percepita come presenza gradita all&#8217;interno dei social, è essenziale che creda davvero nella possibilità di interazione e scambio tra pari con <strong>clienti</strong> e <strong>lead</strong>, che smaschererebbero velocemente un cambiamento superficiale e di facciata, non reale e profondo. Attivare un dialogo con i consumatori e prendere in considerazione i loro consigli e feedback, oltre a portare a un rafforzamento della relazione con essi, e quindi della loro fidelizzazione, può condurre a un ulteriore beneficio: l&#8217;ottimizzazione di prodotti e servizi secondo le esigenze degli utenti, che spesso espongono idee creative e diffondono i propri saperi ed esperienze. In tal modo è possibile inoltre conquistare visibilità senza acquistare spazi pubblicitari, ma semplicemente sfruttando l&#8217;opportunità di un collegamento diretto con il target.</p>
<p>In sostanza, in un contesto di evoluzione delle relazioni con <strong>clienti</strong> e <strong>lead </strong>e delle comunicazioni e, in aggiunta, di crisi da cui si fatica a uscire,</p>
<blockquote><p>intraprendere […] un corretto percorso di avvicinamento al mondo digital [e social] può assumere un valore strategico per la crescita, o anche solo per la sopravvivenza nel medio-lungo periodo, delle Piccole e Medie Imprese italiane,</p></blockquote>
<p>i cui piani di marketing “classici”, retaggio di un passato che si sta velocemente allontanando, risultano sempre più obsoleti se non integrati con le nuove possibilità offerte dalla cultura digitale per comunicare con <strong>clienti</strong> e <strong>lead</strong>.</p>
<p>La Redazione dell&#8217;Osservatorio Digitale PMI<br />
(Articolo tratto dalla pubblicazione dell&#8217;ODPMI <a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/pubblicazioni/il-social-media-marketing-per-le-pmi/" target="_blank"><em>Guida all&#8217;uso dei social media nella Piccola e Media impresa</em></a>)</p>
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		<item>
		<title>Digital PR e guest posting nella SEO</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/digital-pr/</link>
				<pubDate>Thu, 25 Feb 2016 10:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[Digital PR]]></category>
		<category><![CDATA[SEM e SEO]]></category>
		<category><![CDATA[digital]]></category>
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		<category><![CDATA[SEO]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>La visibilità online non è tanto diversa da quella di tutti i giorni. Nessuno si accorgerà di un buon sito, se questo non è visibile al target di riferimento. Una delle attività più importanti in termini di visibilità, ma che spesso viene sottovalutata, sono le Digital PR. In questo articolo vedremo come integrare tali attività all’interno [&#8230;]</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">La visibilità online non è tanto diversa da quella di tutti i giorni. Nessuno si accorgerà di un buon sito, se questo non è <strong>visibile</strong> al target di riferimento. U</span>na delle attività più importanti in termini di visibilità, ma che spesso viene sottovalutata, sono le <strong>Digital PR</strong>. In questo articolo vedremo come integrare tali attività all’interno di una strategia <strong>SEO</strong>.</p>
<p><b>Cosa sono le Digital P.R.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Prima di partire con il focus del nostro articolo, facciamo luce sul significato di Digital PR, spesso frainteso.<br />
</span>Le Digital PR sono tutte quelle attività necessarie per instaurare relazioni digitali che permettano a un brand o un’azienda di aumentare la propria popolarità online.<br />
Sotto questo termine, quindi, troviamo diverse attività, utili per:</p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Aumentare l’<strong>awareness</strong> di un brand</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Migliorare la <strong>brand reputation</strong></span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Generare Wom (<strong>Word of Mouth</strong>), ovvero il passaparola</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Generare nuovi <strong>contatti</strong></span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Intercettare <strong>influencer</strong> di settore</span></li>
</ul>
<p><b>Perché le Digital PR sono importanti per la SEO</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sappiamo che uno dei parametri più importanti per un sito, in ottica SEO, sono i backlink (o link in ingresso), che determinano l’autorevolezza di un sito web agli occhi del motore di ricerca.<br />
</span>Una delle azioni più profittevoli per ottenere link in ingresso di buona qualità che, quindi, soddisfino sia l’utente sia il motore di ricerca, è il <strong>Guest Posting</strong>, ovvero la pubblicazione di articoli (che linkano al mio sito) su altri blog, siti o portali a tema.<br />
In che modo, però, è possibile dare inizio a un’attività di Guest Posting?<br />
Ecco che entrano in gioco le Digital PR.</p>
<p><b><span id="more-1417"></span>Come individuare blog o portali di riferimento</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esistono diversi metodi e tool per selezionare blog, siti o portali a tema. Eccone alcuni:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Ricerca Manuale: molto semplicemente, potrai cercare direttamente su Google i siti a tema con il tuo settore che permettono la pubblicazione di guest post. Per agevolare la ricerca, potrai utilizzare l’operatore “allintitle”. Se, ad esempio, ti interessa il settore food, non dovrai far altro che digitare nella barra di ricerca di Google </span>allintitle: food guest post</li>
</ul>
<ul>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Community Online: un’altra strategia per reperire contatti a tema, può essere quella di utilizzare le community su Facebook. Esistono, infatti, moltissimi gruppi di blogger o esperti di settore, perchè non provare con una semplice richiesta?</span></li>
</ul>
<ul>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Tool: potrai anche utilizzare alcuni tools utili per le attività di linkbuilding. Tra questi ti consiglio Link Prospector e Scrapebox.</span></li>
</ul>
<p><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/digital-pr_002.jpg"><img class=" size-full wp-image-1419 aligncenter" src="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/digital-pr_002.jpg" alt="fumetti baloons" width="358" height="238" srcset="https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/digital-pr_002.jpg 358w, https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/digital-pr_002-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 358px) 100vw, 358px" /></a></p>
<p><b>Come scegliere i migliori siti per il Guest Posting</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ricorda che il tuo obiettivo è quello di ottenere link in ingresso di qualità, quindi dovrai prestare molta attenzione alla selezione dei blog o siti su cui pubblicare i tuoi guest post.<br />
</span>Alcuni dei parametri da tenere in considerazione possono essere:</p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Domain Authority: per verificare l’autorità del dominio e, quindi, la qualità del link. Per valutarla puoi utilizzare la opensiteexplorer di Moz</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Presenza Social: anche questo può essere un fattore molto importante, anche per garantirsi un bacino di lettori in target.</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Tipologia di link permessa: la miglior tipologia di link è ovviamente quella interna al testo con “Anchor Text” ottimizzato per la keyword della pagina di destinazione. Purtroppo, non sempre è permesso.</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Profilo backlink: un breve profilo dei backlink del sito ti aiuterà a capire la link popularity del sito. Potrai verificarlo sempre con la opensiteexplorer o con MajesticSEO.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco uno dei modi per integrare le </span><b>Digital PR</b><span style="font-weight: 400;"> in una strategia SEO. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E tu, ne conosci altri?</span></p>
<p>Deborah Ascolese</p>
<p><a href="http://www.kiquix.com" target="_blank">sito web</a> <a href="https://www.linkedin.com/in/deborahascolese" target="_blank">Linkedin</a> <a href="https://www.facebook.com/deborah.ascolese" target="_blank">Facebook</a> <a href="https://twitter.com/DeborahAscolese" target="_blank">Twitter</a> <a href="https://plus.google.com/+DeborahAscolese/about/" target="_blank">Google+</a></p>
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										</item>
		<item>
		<title>Decidere il target delle campagne sui social</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/target-campagne/</link>
				<pubDate>Thu, 18 Feb 2016 10:20:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[digital marketing]]></category>
		<category><![CDATA[social ads]]></category>
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		<category><![CDATA[social network]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Il target delle campagne sui social media è uno degli elementi più importanti, dev&#8217;essere deciso a priori perché proprio in base a quello si andrà a settare tutta la campagna, si sceglierà il tone of voice da utilizzare e i canali su cui concentrarsi. Il target dipende principalmente da: settore in cui si trova la [&#8230;]</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>target</strong> delle campagne sui social media è uno degli elementi più importanti, dev&#8217;essere deciso a priori perché proprio in base a quello si andrà a settare tutta la campagna, si sceglierà il <strong>tone of voice</strong> da utilizzare e i canali su cui concentrarsi. Il target dipende principalmente da:</p>
<ul>
<li>settore in cui si trova la vostra attività</li>
<li>chi compra abitualmente i vostri prodotti</li>
<li>chi volete che compri i vostri prodotti (nel caso in cui steste cercando di allargare il vostro mercato)</li>
</ul>
<p>La <strong>profilazione del pubblico</strong>, se fatta in modo corretto, ci permette di investire al meglio il budget, senza sprecare tempo e risorse su un <strong>target</strong> che sia lontano dai nostri obiettivi. Quello che bisogna fare è chiedersi: chi compra abitualmente i miei prodotti? Oppure, nel caso in cui voleste ingrandire il vostro mercato andando a individuare una <strong>domanda latente</strong> non ancora espressa, chi vorreste che li comprasse?</p>
<p><span id="more-1405"></span></p>
<p>Di estrema importanza è mettersi nei panni dell&#8217;utente che vedrà il vostro messaggio, la vostra campagna, per riuscire a trovare un messaggio, un linguaggio e delle immagini che possano interessarlo. Molto utile è l&#8217;inserimento di una <strong>call to action</strong> nella campagna, che potrebbe essere una domanda o un invito a compiere qualcosa, a cliccare su un link o su una pagina, insomma qualcosa che porti l&#8217;utente esattamente dove volete voi.</p>
<p><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/targetmarket.jpg"><img class=" size-full wp-image-1407 aligncenter" src="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/targetmarket.jpg" alt="target cerchio omini" width="400" height="300" srcset="https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/targetmarket.jpg 400w, https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2016/02/targetmarket-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a>Per profilare al meglio il vostro <strong>target</strong>, dovete cercare di individuare i seguenti elementi:</p>
<ul>
<li>Luogo di provenienza</li>
<li>Età</li>
<li>Sesso</li>
<li>Lingua</li>
<li>Orientamento sessuale</li>
<li>Situazione sentimentale</li>
<li>Politica</li>
<li>Interessi (viaggi, fotografia, tv, lettura&#8230;)</li>
</ul>
<p>In base a questi punti sarete in grado di compilare una (o più di una) scheda del vostro &#8220;utente modello&#8221;, che vi aiuterà a capire come muovere i prossimi passi. Una volta compiuta questa analisi, sarete in grado di stabilire su quale canale muovervi, quale <strong>social</strong> preferire e che tipo di <strong>campagna ads</strong> impostare, per colpire il vostro <strong>target</strong>.</p>
<p>Pronti?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://osservatoriodigitalepmi.it/target-campagne/">Decidere il target delle campagne sui social</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://osservatoriodigitalepmi.it">Osservatorio Digitale PMI</a>.</p>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>Campagne sui social media da cosa partire?</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/campagne-sui-social-media-da-cosa-partire/</link>
				<pubDate>Thu, 28 Jan 2016 10:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Ideare e strutturare campagne sui social media può sembrare semplice ma è importante rispettare alcuni punti essenziali, altrimenti rischiamo di fare più danno che altro. Come prima cosa, è importante capire perché le campagne di advertising sui social media possono aiutarci a farci conoscere. La risposta è che i maggior social media, come Facebook, Instagram, Twitter e [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Ideare e strutturare <strong>campagne sui social media</strong> può sembrare semplice ma è importante rispettare alcuni punti essenziali, altrimenti rischiamo di fare più danno che altro. Come prima cosa, è importante capire perché le <strong>campagne di advertising</strong> sui <strong>social media</strong> possono aiutarci a farci conoscere. La risposta è che i maggior social media, come Facebook, Instagram, Twitter e Linkedin, sono visitati quotidianamente da <strong>milioni di utenti</strong>.</p>
<p>Per farsi conoscere è importante <strong>essere visti</strong>, farsi conoscere. Far sì che le persone capitino sul vostro sito web, sul vostro e-commerce. Per portarcele non c&#8217;è modo migliore che organizzare una campagna sul <strong>social media</strong> che preferite. Addirittura, nel caso in cui proponiate una <strong>vendita</strong> di prodotti on-line, su alcuni social media troverete un sistema di vendita diretta che permette all&#8217;utente di effettuare l&#8217;acquisto senza doversi spostare su un altro browser. Tutto accade <strong>all&#8217;interno</strong> del social network, aumentando anche la sensazione di affidabilità del processo.</p>
<p>Bene, torniamo a noi. Quali sono i tre punti essenziali da rispettare quando progettate una <strong>campagna pubblicitaria</strong> sui social media?</p>
<p><span id="more-1354"></span></p>
<ol>
<li>Stabilire degli <strong>obiettivi</strong> raggiungibili<br />
Se gli obiettivi non sono chiari, tutta l&#8217;operazione rischia di assumere tinte sfumate e poco decise. Capite quali sono gli obiettivi (raggiungibili) che volete porvi, e in base a quelli procedete.</li>
<li>Stabilire un preciso <strong>target</strong> (o anche più di uno)<br />
Altrettanto importante è stabilire il target di riferimento. Com&#8217;è facile da immaginare, la comunicazione sarà ben diversa per un target di ragazzini da quella adatta a persone della terza età. Per ogni target ci saran una comunicazione e una precisa tecnica di marketing da studiare.</li>
<li>Definire una <strong>linea editoriale<br />
</strong>La linea editoriale indica il tono di voce che vorrete mantenere nella comunicazione e la scadenza con la quale dovrete pubblicare i contenuti sui social o sul vostro blog. È di vitale importanza rispettare le scadenze e dare un&#8217;immagine di affidabilità e stabilità all&#8217;utente. Per questo, meglio pensare a delle scadenze realistiche che permettano di produrre contenuto di qualità da mettere online entro le deadline prestabilite.</li>
<li>Gestire la <strong>community<br />
</strong>Se avrete agito bene, con il passare del tempo si sarà formata una (o più di una) community di utenti che orbitano intorno al vostro brand o prodotto. Non fateveli scappare. Coccolateli, ascoltateli, fate in modo di offrire loro contenuto di prima qualità.</li>
</ol>
<p><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/12/facebook-1084449_1280.jpg"><img class=" size-portfolio wp-image-1326 aligncenter" src="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/12/facebook-1084449_1280-495x400.jpg" alt="Facebook like" width="495" height="400" srcset="https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/12/facebook-1084449_1280-495x400.jpg 495w, https://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/12/facebook-1084449_1280-845x684.jpg 845w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a></p>
<p>Come avete visto, progettare <strong>campagne sui social media </strong>non è complicato come sembra. Ed è solo l&#8217;inizio. Nelle prossime puntate vedremo più nello specifico come agire sui singoli social media, come creare un target che permetta di sfruttare al meglio il vostro budget, come fissare un budget realistico e tanto altro ancora.</p>
<p>Avete delle curiosità? Fatecelo sapere, saremo felici di rispondervi!</p>
<p>A presto.</p>
<p>Gloria Somaini<br />
<a href="http://ilovesocial.co/" target="_blank">ilovesocial.co<br />
</a><a href="https://www.linkedin.com/in/gloriasomaini" target="_blank">Linkedin</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La squadra per l&#8217;innovazione digitale &#8211; Parte 2</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/la-squadra-per-linnovazione-digitale-parte-2/</link>
				<pubDate>Thu, 08 Oct 2015 11:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>[Nell&#8217;articolo precedente è stato sottolineato il fatto che l&#8217;innovazione digitale all&#8217;interno di un&#8217;azienda debba andare di pari passo con un cambiamento di business model.] La prima domanda da porsi di fronte all’adozione delle tecnologie digitali è quindi: mi conviene andare avanti ad operare come prima oppure posso provare a rivedere il mio business model? La [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium">[Nell&#8217;articolo precedente è stato sottolineato il fatto che l&#8217;innovazione digitale all&#8217;interno di un&#8217;azienda debba andare di pari passo con un cambiamento di business model.]</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium">La prima domanda da porsi di fronte all’adozione delle tecnologie digitali è quindi: mi conviene andare avanti ad operare come prima oppure posso provare a rivedere il mio business model? </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium">La questione non va sottovalutata in quanto è di vitale importanza da un lato, così come è necessario disporre di competenze adeguate per realizzare la scelta. Dietro l’angolo c’è, per esempio, l’internet delle cose (IoT), che potrebbe consentire il cambiamento del business model, passando dalla vendita di prodotti alla vendita di risultati, di performance. È il caso di una azienda tedesca che produce e vende cuscinetti a sfera alle aziende che costruiscono centrali elettriche eoliche. I nuovi cuscinetti a sfera sono in grado di tenere sotto controllo la propria usura, le necessità di manutenzione e altre grandezze quali temperatura, numero di giri al minuto e numero di giri totale. Quella azienda, ora, vende e garantisce le performance dei suoi cuscinetti, si occupa lei della manutenzione ordinaria e straordinaria, e per i suoi clienti la voce dei cuscinetti è passata dallo stato patrimoniale al conto economico.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span id="more-1026"></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium">Appare evidente che una azienda che voglia innovare i suoi prodotti, i suoi processi, il suo business model, debba avere uomini competenti. Ma quali sono le competenze necessarie nelle nuove aziende? Fondamentale è metabolizzare le competenze digitali con i concetti ad esse correlate. A tutti è chiaro che per costruire un palazzo ci vuole l’ingegnere strutturista, l’architetto che cura l’estetica, gli impiantisti, chi si occupa del cantiere ecc. Anche per il mondo digitale il processo è articolato con l’esigenza di coinvolgere diverse figure.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium">Nell’ottica di comprendere questo processo oggi ci viene finalmente in aiuto una nuova lingua comune, definita dell&#8217;e-Competence Framework e recepita in Italia dallo standard UNI 11506:2013 (primi in Europa, dove abbiamo fatto da apripista promuovendo la prossima nascita di un&#8217;analoga norma europea). </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/10/La-squadra-per-linnovazione-digitale-2-Osservatorio-Digitale-PMI.png"><img class="  wp-image-1031 alignleft" src="http://osservatoriodigitalepmi.it/wp-content/uploads/2015/10/La-squadra-per-linnovazione-digitale-2-Osservatorio-Digitale-PMI-300x188.png" alt="La squadra per l'innovazione digitale 2 - Osservatorio Digitale PMI" width="487" height="307" /></a><span style="color: #000000"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium">I profili di competenza base per il mondo delle tecnologie informatiche sono 23 e sono collocabili su un generico processo di produzione di soluzioni ICT secondo lo schema riportato nell’immagine. In azienda, se il CEO può far riferimento al CIO, deve essere comunque chiaro che quest’ultimo potrebbe trovarsi a dover gestire esigenze differenti, che richiedono competenze di base differenti. Il nodo chiave che porta al fallimento di molti progetti di innovazione è legato al fatto che questa consapevolezza non c’è, che questa visione d’insieme manca, con la consulenza generale spesso affidata a persone che hanno visibilità solo nel proprio stretto ambito. Per esempio, se viene richiesto ad un System Administrator di implementare un progetto di eCommerce, dal suo punto di vista il successo sarà stato raggiunto quando il software è installato e funziona correttamente, indipendentemente dagli obiettivi di business dell’azienda. Il risultato sarà molto probabilmente l’ennesimo fallimento, anche con spese elevate.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium">Ricapitolando, quindi, le possibilità offerte dalle nuove tecnologie digitali richiedono anzitutto una verifica per una eventuale revisione dei paradigmi di business, chiedendosi se valga la pena proseguire come si è sempre fatto oppure se occorra esplorare nuove strade. L’implementazione di questi nuovi paradigmi richiede figure con competenze ampie e in grado di disporre di una visione d’insieme su tutto il processo di business delle ICT.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium">La buona notizia è che in Italia queste figure esistono, così come esistono anche delle figure caratterizzate da una grandissima capacità tecnica su uno stretto ambito digitale, ma non in grado di sollevare la visione da questo ambito per raggiungere una visione d’insieme, una visione di processo. Un manager che deve affrontare le sfide digitali, ovvero le nuove sfide della competitività, deve attrezzarsi per disporre di questa consapevolezza.</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium">Stefano Tazzi, Ingegnere Informatico e Consulente d’impresa per strategie e modelli di business digitali</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium">Vincenzo Tizzani, </span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium">Comitato Agenda Digitale di Federmanager</span></span> </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium">Per concessione degli autori, tratto dalla rivista “Filo diretto – Dirigenti” di Federmanager Bologna, nr. 02/2015, pp. 13-14</span></span></span></p>
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		<title>La squadra per l&#8217;innovazione digitale &#8211; Parte 1</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/la-squadra-per-linnovazione-digitale-parte-1/</link>
				<pubDate>Tue, 06 Oct 2015 09:14:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[digital marketing]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Nel mondo globalizzato ci sono minacce ed opportunità. Aumentano i consumatori ma anche i concorrenti. È necessario che ognuno, ogni azienda, si impegni ad innovare se stessa, aumentando gli investimenti in ricerca e sviluppo finalizzati ai prodotti ed ai processi per andare a cogliere queste nuove opportunità. In questo momento storico, l’industria italiana non sembra [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium"><span style="color: #231f20">Nel mondo globalizzato ci sono minacce ed opportunità. Aumentano i consumatori ma anche i concorrenti. È necessario che ognuno, ogni azienda, si impegni ad <strong>innovare</strong> se stessa, aumentando gli investimenti in ricerca e sviluppo finalizzati ai prodotti ed ai processi per andare a cogliere queste nuove opportunità.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium"><span style="color: #231f20">In questo momento storico, l’industria italiana non sembra avere una strategia innovativa chiara. La Technology Review del Massachusetts Institute of Technology ha stilato una classifica </span><span style="color: #231f20">delle cinquanta industrie più innovative del mondo</span><span style="color: #231f20">, quelle che hanno sviluppato nuove tecniche per ridefinire le proprie attività e conquistare la leadership.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium"><span style="color: #231f20">Al primo posto della classifica si colloca </span><span style="color: #231f20">Illumina</span><span style="color: #231f20">, californiana, che produce software e macchine per identificare le sequenze del genoma con una riduzione drastica dei costi rispetto al passato. La prima volta che il genoma umano fu decodificato, nel 2000, il costo dell’operazione superò i 100 milioni di dollari. Oggi Illumina lo offre a 1.000 dollari. Gli effetti si vedranno nei nuovi sistemi diagnostici e di cura o nella ricerche genomiche in agricoltura.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span id="more-1019"></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium"><span style="color: #231f20">In classifica non ci sono solo aziende tecnologiche. Tra le prime dieci compare </span><span style="color: #231f20">Walmart<b> </b></span><span style="color: #231f20">che, partendo dai supermercati, è divenuto un gigante dell&#8217;e-commerce. Il claim di Walmart è “</span><em><span style="color: #231f20">save the money, live better</span></em><span style="color: #231f20">”: &#8220;risparmia denaro, vivi meglio&#8221;. Sul sito di Walmart, dopo aver scelto il prodotto, si clicca su un tasto per effettuare l’acquisto. Sul tasto non c’è scritto “BUY” o “GET IT”. C’è scritto “SAVE”, ovvero “RISPARMIA”. È importante l’esempio di Walmart perché denota un approccio corale all’adozione delle tecnologie digitali.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium"><span style="color: #231f20">Sono intervenute diverse competenze nella definizione dei nuovi processi e, valorizzando il nome e le qualità ben note di Walmart, hanno semplicemente spostato l’attenzione dall’acquisto al risparmio di denaro e al miglioramento della qualità della vita. Si tratta, quindi, di una operazione di marketing che si è appropriata delle tecnologie per rimarcare i valori caratteristici dell’azienda su un <strong>canale differente</strong>: è passato il messaggio per cui Walmart cambia il punto vendita, ma la qualità rimane la stessa. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #231f20"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium">L’esempio di Walmart è importante per testimoniare il fatto che non bisogna necessariamente puntare a prodotti tecnologici per diventare un’azienda di successo, ma è necessario coniugare le <strong>tecnologie</strong> con <strong>processi</strong> capaci di sfruttarle.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium"><span style="color: #231f20">È ormai accreditato che le tecnologie digitali, per avere successo, necessitino di un cambiamento di <strong>business model</strong>. Molto spesso, infatti, si cerca di introdurle sui processi preesistenti, a volte anche in modo parziale, con il risultato che aumentano i costi, si fanno le medesime cose in due modi differenti, non si raggiunge efficienza e non si riesce ad essere efficaci verso gli obiettivi prefissati. Il problema reale è che le tecnologie digitali sono per loro natura estremamente flessibili, per cui possono calzare anche sui processi in essere: così facendo si rischia di fare delle forzature e di non cogliere in pieno tutte le possibilità. Si ha quindi l’effetto opposto rispetto al desiderato.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium"><span style="color: #231f20">[Nell&#8217;articolo successivo verrà approfondito come il superamento di tale ostacolo richieda l&#8217;intervento di una vera e propria “squadra per l&#8217;innovazione digitale”.]</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium"><span style="color: #231f20">Stefano Tazzi, Ingegnere Informatico e Consulente d’impresa per strategie e modelli di business digitali</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium"><span style="color: #231f20">Vincenzo Tizzani, responsabile Progetto Agenda Digitale Federmanager Bologna</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif"><span style="font-size: medium"><span style="color: #231f20">Per concessione degli autori, tratto dalla rivista “Filo diretto – Dirigenti” di Federmanager Bologna, nr. 02/2015, pp. 13-14</span></span></span></p>
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		<title>PMI: avvicinarsi al digital vuol dire fare un percorso</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/pmi-avvicinarsi-al-digital-vuol-dire-fare-un-percorso/</link>
				<pubDate>Wed, 03 Jun 2015 12:05:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[digital marketing]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Nell’implementare una digital strategy le aziende dovrebbero optare per un percorso caratterizzato da passi di complessità crescente che dipendono dal livello di maturità raggiunto nell’utilizzo di uno specifico strumento. Maggiori sono la capacità e la conoscenza di impiego di tali strumenti, maggiore sarà il livello di consapevolezza e di maturità che l’impresa ha sviluppato. Riuscire [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’implementare una <strong>digital strategy</strong> le aziende dovrebbero optare per un percorso caratterizzato da passi di complessità crescente che dipendono dal livello di maturità raggiunto nell’utilizzo di uno specifico strumento. Maggiori sono la capacità e la conoscenza di impiego di tali strumenti, maggiore sarà il livello di consapevolezza e di maturità che l’impresa ha sviluppato. Riuscire a metabolizzare e dominare un preciso livello permette di passare più agevolmente al successivo valutandone i risultati e ridefinendo i relativi obiettivi.</p>
<p>Ma non sempre questo è l’approccio utilizzato. Mancanza di progettazione, velocità e “mode del momento” fanno spesso fare passi falsi! Quanti sono i profili sui social media che vengono abbandonati nel giro di qualche mese perché si scopre che è time consuming la produzione di contenuti? Quanti sono gli e-commerce che dopo essersi affacciati sulla rete e non aver da subito conseguito risultati vengono chiusi? Che valore diamo ai nostri follower? Quanto supportiamo realmente il nostro marketing e/o le nostre vendite con le attività di digital marketing? In altre parole: convertiamo social leads in leads, prospect in clienti o stiamo solo “animando la rete”?</p>
<p><span id="more-884"></span></p>
<p>La scelta di intraprendere un percorso che porti il digital a diventare una delle leve, se non la principale, per la generazione del business deve esser ponderata, studiata, progettata e realizzata per passi successivi attraverso appunto un percorso di evoluzione digitale.</p>
<p>Ci sono molti modelli ai quali possiamo ispirarci; tra questi, per esempio, il <a href="http://www.slideshare.net/demandmetric/digital-marketing-maturity-model"><strong>digital marketing maturity model</strong></a> sviluppato dalla società <strong>Demand Metric</strong>, modello che rappresenta i diversi livelli di maturità alle quali sono posizionate le diverse realtà nell’ambito di un ideale percorso di ottimizzazione della propria digital strategy. Questo modello individua quattro livelli di maturità (<em>undefined</em>, <em>progressive</em>, <em>mature</em>, <em>world-class</em>) e propone, per ciascun livello, una valutazione di sette componenti (<em>orientation</em>, <em>leadership</em>, <em>tools &amp; platforms</em>, <em>demand generation</em>, <em>digital experience</em>, <em>budget &amp; staff</em>, <em>metrics</em>).</p>
<p>Al primo passo (<em>undefined</em>), l’impresa non ha ancora stabilito una strategia definita o un processo di gestione del digital marketing, non percepisce la differenza tra marketing digitale e tradizionale, non usa applicazioni video o mobile, mentre utilizza strumenti per e-mail, content e social media marketing. Il sito web è costituito da landing pages con contenuti limitati e, seppur presenti profili sui principali social media, non vi è dialogo con i consumatori e la comunicazione è prettamente unidirezionale. Il budget destinato al digital marketing è inferiore al 15% del budget totale di marketing e non si hanno strumenti di misurazione specifici.</p>
<p>Allo step successivo (<em>progressive</em>) l’impresa ha definito una strategia di digital marketing e inizia a considerare il digital come un ulteriore canale di marketing al quale assegnare personale e budget specifico. Gli strumenti utilizzati e il lavoro svolto sono coordinati, si gestiscono i blog, i social network e contenuti rich media, ma la comunicazione rimane principalmente unidirezionale. La digital experience è una conseguenza delle iniziative di digital marketing intraprese, non è l’aspetto centrale; è aumentato il budget assegnato (più del 45% del budget totale di marketing), si sono definiti specifici ruoli e responsabilità e si iniziano ad analizzare i risultati ottenuti.</p>
<p>Al terzo step (<em>mature</em>) è delineata una precisa strategia di digital marketing e se ne riconosce il ruolo centrale nel riuscire a coinvolgere e attrarre il pubblico, aumentandone fedeltà e interazione. Si intraprendono un maggior numero di iniziative a lungo termine alle quali è destinato un maggior numero di risorse. L’obiettivo è riuscire a creare una digital experience piena e completa, con una convergenza delle esperienze social, video e mobile e favorendo il dialogo con utenti e consumatori. Al digitale viene destinato più del 60% del budget di marketing.</p>
<p>Nell’ultimo step (<em>world-class</em>), si misura l’efficacia delle campagne di digital marketing in base alla capacità di attrazione e coinvolgimento. Il digital marketing è una componente di primaria importanza per il marketing per riuscire a coinvolgere i consumatori ed è importante misurare il contributo fornito ai ricavi dell’impresa dalla strategia digital adottata. L’obiettivo è quello di riuscire a creare contenuti personalizzati e localizzati diretti ai singoli soggetti, in modo da garantire una digital experience personalizzata, favorendo quindi l’ascolto delle esigenze dei consumatori e il dialogo. In questo livello viene destinato dal 60 all’85% del budget totale di marketing alle iniziative digital.</p>
<p style="text-align: left">Questo modello, simile ad altri, ci aiuta a cogliere come il tema del percorso nell’adozione di strumenti digitali sia la miglior modalità per cogliere dove siamo, cosa stiamo facendo, quali risultati stiamo conseguendo e cosa è necessario fare successivamente. E’ anche il modo migliore per misurare, quasi “quotidianamente”, le performances delle nostre azioni e i relativi ritorni sugli investimenti: quello che non funziona “oggi” possiamo stopparlo “domani”.</p>
<p>Il <strong>digital marketing</strong> non può esser considerato solo una moda o uno status; deve essere un mezzo per aiutare a “vendere”.</p>
<p style="text-align: right">Roberto Lo Jacono<br />
<a href="http://www.robertolojacono.com/">www.robertolojacono.com</a></p>
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		<title>Content Marketing per le PMI &#8211; Parte 1</title>
		<link>https://osservatoriodigitalepmi.it/content-marketing-per-le-pmi-parte-1/</link>
				<pubDate>Wed, 13 May 2015 10:40:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>“Content is king”, “Content marketing”, “Storytelling”. Avrete già probabilmente familiarità con queste espressioni, che da qualche anno stanno diventando il mantra comune delle aziende più innovative e sensibili alle opportunità offerte dal digital marketing. Ma cosa intendiamo concretamente per content marketing? E soprattutto, in che modo può diventare una risorsa per le PMI? Facciamo un [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>“Content is king”, “Content marketing”, “Storytelling”. Avrete già probabilmente familiarità con queste espressioni, che da qualche anno stanno diventando il mantra comune delle aziende più innovative e sensibili alle opportunità offerte dal digital marketing. Ma cosa intendiamo concretamente per <strong>content marketing</strong>? E soprattutto, in che modo può diventare <strong>una risorsa per le PMI</strong>?</p>
<p>Facciamo un esempio. È ormai da qualche anno che non sentite parlare d&#8217;altro che di nuove tecnologie, social media, mobile, evoluzione se non addirittura &#8220;rivoluzione&#8221; digitale. Da più parti si reclama una conversione al digitale delle PMI italiane, in una prospettiva di innovazione e di apertura alle opportunità di un mercato sempre più globale. Per questo motivo avete rinnovato o addirittura aperto un sito web aziendale, una piattaforma di e-commerce e magari più di una pagina sui social media, includendo Twitter, Google + e Pinterest. E ora? Come fare per attirare l’attenzione dei vostri clienti e prospect? Quali leve utilizzare?</p>
<p><span id="more-852"></span></p>
<p>Uno strumento è rappresentato dall’<strong>online advertising</strong>: potete, per esempio, pubblicare inserzioni a pagamento sui motori di ricerca o banner all’interno di siti web (display advertising). Si tratta senza dubbio di strumenti utili a incrementare la visibilità del vostro marchio e della vostra offerta, soprattutto in una fase iniziale.</p>
<p>Tuttavia, basta guardare alla propria esperienza personale per rendersi conto che, nell’attuale contesto di saturazione di messaggi pubblicitari, siano essi di tipo testuale, audio o video,<strong> gli utenti sono sempre meno inclini a farsi influenzare da strategie promozionali di tipo push</strong> (il cosiddetto interruption marketing) e sempre più consapevoli nell’utilizzo dei nuovi canali digitali, che utilizzano per cercare informazioni utili, condividere esperienze e opinioni, decidere se acquistare o meno un determinato prodotto.</p>
<p>Come preannunciato dal <strong>Cluetrain Manifesto</strong> del 1999, grazie a Internet i mercati hanno sempre più il carattere di conversazioni, tra aziende, tra aziende e consumatori, tra i consumatori stessi. Da un lato gli utenti dei media digitali hanno ormai acquisito gli strumenti e le competenze per poter dire la propria e per poter influenzare i comportamenti di acquisto degli altri utenti. Dall’altro, però, si dimostrano curiosi e disponibili a entrare in relazione con le aziende: pensiamo agli <strong>user generated content</strong> dedicati a brand e prodotti, o al fatto che gli utenti possano diventare spontaneamente dei veri e propri <strong>brand ambassador</strong>.</p>
<p>Le parole chiave diventano <strong>autenticità</strong>, <strong>trasparenza</strong> e <strong>relazione</strong>: <strong>una sfida e al tempo stesso una straordinaria opportunità per le PMI</strong>, che possono accedere al proprio pubblico a costi ridotti, acquisendo informazioni e feedback preziosi per massimizzare la customer satisfaction. Come fare, quindi, per coinvolgere clienti e prospect? Offrendo contenuti di qualità, coerenti con la propria identità e vision aziendale, in grado di attirare l’attenzione e di coinvolgere il proprio pubblico di riferimento.</p>
<p>Per content marketing intendiamo, infatti, <strong>tutte quelle azioni che coinvolgono la creazione e la condivisione di contenuti mediali gratuiti finalizzati al coinvolgimento di prospect e all’acquisizione e alla conservazione di clienti</strong>. I contenuti possono essere di vario genere: articoli contenenti, per esempio, news, interviste, storie, ma anche video, foto, webinar, podcast, ebook, infografiche, miniguide.</p>
<p>Le grandi aziende che a livello globale si mostrano sensibili alle opportunità del marketing digitale, si stanno sempre più trasformando in vere e proprie <strong>media company</strong>, creando e condividendo contenuti di alto livello ricorrendo a una strategia di comunicazione integrata che include blog e webmagazine, social media, online advertising, azioni di digital PR.</p>
<p><strong>Anche una PMI</strong>, pur non avendo a disposizione le stesse risorse di una grande azienda multinazionale, <strong>può trarre beneficio dal content marketing</strong>. Grazie ai costi ridotti di Internet, è possibile implementare un efficace piano di comunicazione anche con risorse limitate. Molto spesso le PMI hanno a disposizione un piccolo capitale in termini di storie, competenze, professionalità che può costituire un’ottima base per la creazione di contenuti.</p>
<p style="text-align: right">Martina Bollati<br />
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